Allarme cozze nel Mediterraneo: cosa sta succedendo e il rischio
Allarme cozze nel Mar Mediterraneo: il continuo incremento della temperatura del mare mette in serio pericolo la sopravvivenza dei molluschi
Scatta l’allarme cozze: l’incremento continuo della temperatura del mare del Mediterraneo che sta già provocando la riduzione dell’ossigeno nell’acqua, mette a repentaglio la sopravvivenza dei molluschi, specie chiave per l’ecosistema marino.
Allarme cozze nel Mar Mediterraneo: cosa succede e i rischi
Secondo una ricerca dell’agenzia europea Copernicus, riportata da ‘Repubblica’, il Mediterraneo si è riscaldato notevolmente nel corso del 2025 e in modo particolare durante il periodo tra il mese di giugno e agosto, facendo registrare ondate di calore marine intense, con temperature superficiali addirittura di 4 gradi centigradi superiori alla media stagionale.
Il surriscaldamento delle acque, accelerato rispetto agli anni precedenti, provoca una riduzione dell’ossigeno che mette a dura prova la sopravvivenza di diverse specie, tra cui le cozze, essenziali per l’ecosistema marino e vitali per l’economia di molte aree costiere del Mediterraneo.
Fabrice Pernet, ricercatore dell’Ifremer, l’Istituto francese di ricerca per lo sfruttamento del mare, è anche autore principale dello studio pubblicato sulla rivista ‘Earth’s Future’: l’accademico ha definito i risultati come documento che rappresenta “un appello all’adattamento al riscaldamento globale“.
La ricerca è stata condotta in laboratorio attraverso la creazione di modelli che ricreano le condizioni ambientali favorevoli alla mitilicoltura. Gli scienziati hanno via via modificato le condizioni in base ai dati sul clima previsti fino al 2050: i risultati hanno mostrato pericoli evidenti per i molluschi. Gli esemplari sono stati immersi in acqua non filtrata proveniente dalla laguna di Thau, località situata nel sud della Francia e sede un’intensa attività di allevamento di molluschi.
I risultati degli esperimenti
L’acqua per gli esperimenti è stata riscaldata secondo le condizioni climatiche previste per il 20250, 20175 e 2100 – da 1 a 3 gradi centigradi in più – e poi arricchita di CO2 per simulare l’acidificazione dell’oceano. Al termine degli esperimenti, la mortalità delle cozze è risultata “quasi totale in tutte le condizioni future di temperatura”, mostrando risultati definiti “allarmanti”.
Per il professore Pernet si tratta di un esperimento “i cui risultati sono confermati dalle osservazioni nel Mediterraneo orientale, dove si stanno già verificando episodi di mortalità massiccia negli allevamenti di cozze in Italia o in Grecia”.
In queste condizioni, qualora non si riuscisse a correre ai ripari, le cozze sarebbero praticamente destinate a sparire, privando così l’ecosistema marino di una specie fondamentale, con ripercussioni negative sull’economia delle aree costiere del Mar Mediterraneo.
Secondo i ricercatori, già a questo stadio è urgente cercare di lavorare per trovare strategie di adattamento, come la selezione di varietà più resistenti, la coltivazione congiunta con le alghe oppure il trasferimento delle attività di molluschicoltura in mare aperto, dove le temperature e l’acidità dell’acqua possono raggiungere livelli meno elevati.
Non tutti i molluschi, però, sono a rischio quanto le cozze nel Mediterraneo: le ostriche hanno mostrato una maggiore resistenza sia alle condizioni climatiche attuali che a quelle future. Se la mortalità delle ostriche è 1,5 volte superiore secondo l’esperimento che ha riprodotto le condizioni previste per il 2100, al tempo stesso hanno mostrato un tasso di sopravvivenza pari al 77%. La crescita delle ostriche, tuttavia, sarebbe ridotta del 40% per via dell’aumento dei costi di gestione e del tempo di esposizione ai rischi ambientali.
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