Nelle acque tarantine è stato scoperto un antico molo
La Facoltà di Beni Culturali dell'Università di Lecce ha intenzione di effettuare un sopralluogo per analizzare i blocchi ritrovati

Sabbia e flutti di uno dei litorali maggiormente frequentati in Puglia, nascondono un tesoro inestimabile che potrebbe riscrivere la storia antica del Salento. A largo di San Pietro in Bevagna, frazione balneare situata sulla costa ionica, è stata ritrovata una serie di blocchi di pietra allineati, indubbiamente posti in quel modo dalla mano dell’uomo.
Caratterizzano la marina di Manduria, a circa 45 chilometri da Taranto. Dalle prime analisi compiute dagli archeologi subacquei emerge che i ritrovamenti dovrebbero appartenere ai resti di un vasto molo antico risalente al periodo romano, o addirittura al periodo ellenistico, supposizione che – se accertata – spingerebbe la datazione dei reperti fino al V secolo a.C.
La scoperta è avvenuta casualmente grazie a un insegnante tarantino – Fabio Matacchiera – appassionato sommozzatore ed esperto di strumentazioni sottomarine.
L’insegnante amante del mare era intento a viaggiare con il suo motore subacqueo quando ha notato i blocchi. All’istante non ha percepito l’importanza del ritrovamento, ma sinceramente incuriosito per la presenza di elementi umani in un’area così naturale così enorme ha cominciato a fotografare la zona per accertarsi dell’origine di quei manufatti.
Dall’analisi delle foto e dei video realizzati da Matacchiera è possibile ipotizzare che il molo doveva essere lungo almeno 240 metri, un porto quindi davvero importante tenendo conto che solitamente le opere simili rinvenutre nel Mediterraneo non superano mai 180 metri.
Per sedare ogni ulteriore dubbio la Facoltà di Beni Culturali dell’Università di Lecce ha intenzione di effettuare un sopralluogo in modo da avere ulteriori informazioni che possano fornire altre notizie sull’importante scoperta che sta suscitando il vivo interesse accademico di numerosi archeologi altro non aspettano se non di capire meglio di che opera si tratti.
L’opera si trova a diverse centinaia di metri di distanza dalla costa, ma tenendo conto della travagliata storia orografica dei litorali che insistono in questa zona è tutt’altro da escludere la possibilità che nel corso dei secoli ci siano stati avanzamenti e arretramenti tali da aver comportato l’allontanamento degli antichi reperti dall’attuale costa.
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