Trentino, ok alla caccia al cinghiale con arco e frecce: polemica
Varato in Trentino il provvedimento che permette, in via sperimentale, di poter cacciare i cinghiali con l'arco e le frecce: non mancano le polemiche

In Trentino è stato dato l’ok alla caccia al cinghiale con arco e frecce in via sperimentale dal 2027: il provvedimento ha acceso il dibattito tra favorevoli e contrari.
Ok del Trentino alla caccia al cinghiale con arco e frecce
Quella varata nella Provincia di Trento è stata già ribattezzata legge ‘Robin Hood’: dà la possibilità di cacciare i cinghiali con arco e frecce, prerogativa del mitico eroe popolare del Regno Unito. Tale provvedimento, varato per il “contenimento della specie” aumenta i metodi in cui si possono uccidere i cinghiali.
Per il momento si tratta di una sperimentazione con l’obiettivo di migliorare l’efficacia dell’azione di controllo laddove l’utilizzo di un’arma da fuoco può risultare inopportuno. Dalla Provincia hanno fatto sapere che l’acquisizione al controllo del cinghiale con l’arco è subordinata al preventivo possesso della qualifica di controllore del cinghiale.
L’arco può rappresentare un’alternativa alle armi da fuoco, che essendo rumorose possono spaventare altre specie anche in stagioni particolari, come quella riproduttiva. L’Ispra, come riportato dal ‘Corriere della Sera’, ha dato per il momento parere positivo sulla sperimentazione della legge, in quanto l’arco consente “maggiore certezza dell’identificazione dell’animale”.
Il provvedimento sperimentale serve a prevenire la diffusione della peste suina africana, malattia virale che colpisce i suidi domestici e selvatici, e anche a contenere l’impatto della specie affinché non sia di pregiudizio alle attività agricole e alle altre componenti dell’ecosistema.
Per poter cacciare i cinghiali con l’arco serve una formazione con corsi specifici: la sperimentazione partirà proprio dal 2027 perché è necessario prepararsi per tempo e l’abilitazione si ottiene solo attraverso un corso attivato a livello provinciale.
Al momento sono state suggerite, come distanze di tiro, 15-20 metri per l’arco ricurvo e 25-30 metri per l’arco compound, indicando anche come possibile criterio la centratura di un’area vitale della sagoma di un cinghiale nell”80% dei casi su serie di almeno cinque tiri consecutivi.
Le associazioni ambientaliste protestano
Il provvedimento che introduce in via sperimentale, dal 2027, la possibilità di cacciare i cinghiali con l’utilizzo dell’arco in Trentino è stato accolto in maniera negativa da diverse associazioni animaliste e ambientaliste, su tutte la sezione di Rovereto dell’Enpa che ha tuonato contro la decisione:
“L’ultimo provvedimento della giunta trentina è degno di un film dell’orrore – si legge su ‘IlDolomiti.it’ – non basta uccidere i cinghiali, bisogna farli soffrire il più possibile. Qui è caduto il velo dell’ipocrisia, lo chiama controllo mirato perché se non si mira perfettamente, gli animali si trascineranno con le viscere trafitte dalla freccia finché non moriranno dissanguati”.
Per l’associazione il provvedimento rischia di rivelarsi un grave pericolo per tutti: “Quanti potranno trovarsi nel campo d’azione di gente armata di uno strumento mortale ma silenzioso? Almeno sentendo gli spari si potrebbe comprendere di essere in un’area a rischio, decidendo di allontanarsi, oppure di rendere percepibile la propria presenza, sperando di portare a casa la pelle”.
L’Enpa del Trentino Sezione di Rovereto ha chiesto alla Giunta provinciale di fare un passo indietro “se non per il rispetto degli animali, almeno per la sicurezza delle persone”. E ha concluso rivolgendo un appello al “Commissario del Governo in quanto autorità di pubblica sicurezza, perché questo estemporaneo provvedimento metterà seriamente a rischio l’incolumità delle persone”.
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