Il Daily Telegraph all'attacco del Prosecco, è polemica
Il Telegraph attacca il Prosecco definendolo di scarsa qualità ma i dati su export e vendite mostrano una crescita solida nel mercato globale

Sul quotidiano britannico ‘The Telegraph’ è uscito un articolo che critica il Prosecco e ne mette in discussione qualità e successo, dando origine a una polemica che ha riaperto il confronto tra giudizi e risultati di mercato.
Perché il Telegraph critica il Prosecco
Sul quotidiano britannico ‘The Telegraph’ è comparso un intervento firmato dal giornalista Henry Jeffreys, noto per uno stile spesso provocatorio nel racconto del mondo enogastronomico.
Il titolo del pezzo, “Diciamolo chiaramente, il prosecco è disgustoso”, è particolarmente esplicito, e ha contribuito ad accendere il dibattito fin dalle prime ore della pubblicazione. Nel testo, il Prosecco viene presentato attraverso una serie di giudizi che spaziano dalla qualità percepita al gusto, fino a una lettura del suo successo come fenomeno legato più alla popolarità che al valore intrinseco del prodotto.
Come si legge sul “Telegraph”, il giornalista scrive: “Pregustando uno spumante fresco e secco, ne prendi un sorso e… è dolce e stucchevole. Non è Champagne, ti rendi conto con tristezza: è prosecco. A tutti è capitato. La maggior parte del prosecco è davvero piuttosto scadente”.
Nell’articolo, il giornalista ha ricostruito anche l’evoluzione storica della diffusione del Prosecco fuori dall’Italia, collegandone l’ascesa a dinamiche di mercato più accessibili rispetto ad altri spumanti europei, di conseguenza, secondo questa prospettiva, il successo sarebbe stato favorito da fattori legati alla convivialità e alla facilità di consumo.
Sempre nel testo si legge infatti: “Il motivo del successo era chiaro: alla gente piaceva il ‘pop’ del tappo e la successiva effervescenza. E non si preoccupava troppo del sapore innocuo, soprattutto dopo la terza bottiglia. Si otteneva un po’ della magia dello Champagne senza il prezzo elevato”. Una lettura che riduce la crescita del prodotto a una dinamica quasi esclusivamente simbolica.
L’articolo riconosce comunque l’esistenza di produzioni di fascia più alta, citando il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore come esempio di qualità superiore. Il quadro complessivo resta tuttavia orientato verso la critica.
Cosa dicono davvero i dati sul Prosecco
Accanto alle critiche, i numeri raccontati da diverse analisi, tra cui quelle riportate su ‘La Repubblica’, delineano uno scenario molto diverso. Il Prosecco continuerebbe a rappresentare una delle principali eccellenze del comparto vinicolo italiano, con risultati che confermano una crescita costante negli ultimi anni.
Nel 2025 la produzione ha raggiunto circa 667 milioni di bottiglie, con un incremento rispetto all’anno precedente nonostante un contesto economico complesso.
Una quota significativa, superiore all’80%, è stata destinata ai mercati esteri, con un valore complessivo che ha superato i tre miliardi di euro.
Anche il segmento di qualità più elevata ha mostrato segnali positivi, ad esempio il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg ha registrato un aumento delle vendite, confermando la solidità della denominazione e il suo posizionamento all’interno del mercato internazionale.
Particolarmente significativo è il dato relativo alla Francia, storicamente legata alla produzione di Champagne, e dove, negli ultimi anni, il Prosecco ha guadagnato spazio anche in questo contesto, diventando uno dei mercati di riferimento: l’incremento delle esportazioni ha raggiunto percentuali rilevanti, segno di un interesse crescente anche tra consumatori abituati a prodotti concorrenti.
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