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Perché a Bojon in Veneto piovono piccioni morti: l'allarme

A Bojon, in Veneto, negli ultimi giorni sono state ritrovate diverse carcasse di piccioni morti e per questo il comune ha richiesto dei controlli

Pubblicato:

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

Piccioni morti

Un fenomeno insolito e ancora senza una spiegazione definitiva sta attirando l’attenzione in Veneto. A Bojon, piccola frazione della provincia di Venezia, da giorni vengono ritrovati piccioni morti in diversi punti del paese. Una situazione che sta allarmando i residenti e ha spinto le autorità ad attivare controlli. Il timore principale riguarda, infatti, l’eventualità di un focolaio di influenza aviaria, anche se al momento nessuna ipotesi è stata confermata.

Bojon in Veneto e i piccioni morti: cosa sta succedendo

Il piccione è uno degli animali più diffusi nei centri urbani, ma anche tra i meno apprezzati. Se da un lato rappresenta una presenza ormai “fissa” nelle città italiane, dall’altro è spesso associato a problemi di igiene e sovraffollamento. Non a caso, realtà come Roma e Venezia da anni adottano misure per contenerne la presenza. Nella capitale, ad esempio, il Comune ha rafforzato le attività di controllo con l’obiettivo di contrastare non solo ratti e insetti, ma anche la proliferazione di piccioni e gabbiani.

Bojon è una frazione del comune di Campolongo Maggiore, in provincia di Venezia. Un piccolo centro tranquillo, immerso nella pianura veneta, che non è abituato alle luci della ribalta. In questi giorni, però, la situazione sembra essere cambiata per il ritrovamento di diverse carcasse di piccioni. I primi ritrovamenti risalgono alla fine di marzo e in quell’episodio erano stati rinvenuti quattro esemplari morti uno accanto all’altro.

Nei giorni successivi, però, le segnalazioni sono aumentate. Altri uccelli morti sono stati rinvenuti in diverse zone del paese, tra cui nei pressi della chiesa di San Nicola Vescovo. Questo susseguirsi di episodi ha alimentato la preoccupazione tra i residenti, che hanno iniziato a chiedersi cosa stesse accadendo. Il Comune, insieme all’Ulss, ha quindi deciso di attivare i protocolli e ha raccolto alcune carcasse per sottoporle ad analisi di laboratorio.

Tra le ipotesi prese in considerazione c’è quella di un possibile focolaio di influenza aviaria, una malattia che negli ultimi anni ha colpito diverse aree. Al momento, però, non ci sono conferme ufficiali. Restano aperte anche altre possibilità, come la presenza di sostanze nocive nell’ambiente o un eventuale avvelenamento. Sembra essere stata confermato, invece, l’assenza di segni riconducibili a colpi d’arma da fuoco. Saranno le analisi di laboratorio, quindi, a chiarire la causa delle morti.

Le parole degli esperti sulla morte dei piccioni e i dubbi sulla causa

Per cercare di fare luce su questo caso in Veneto sono stati interpellati degli esperti. Sono stati proprio i professionisti intervenuti a sollevare ulteriori interrogativi su questi ritrovamenti. Come riportato anche da ‘Open Online’, un’ornitologa ha spiegato chiaramente: “I piccioni non muoiono uno accanto all’altro. Questi animali sono soliti cercare un angolino nascosto in cui andare a morire, in solitudine, un po’ come sono soliti fare gatti e conigli”.

Questa osservazione apre scenari diversi rispetto a una semplice causa naturale. Alcuni esemplari, infatti, presentavano segni traumatici evidenti, come il collo spezzato o anomalie a livello degli occhi, elementi che rendono ancora più complessa l’interpretazione del fenomeno. La stessa esperta ha aggiunto: “Quando sono arrivata mi sono accorta subito che non c’erano segni di colpi da sparo, ma credo comunque che in queste morti sia coinvolta la mano dell’uomo”.

Una dichiarazione che alimenta il sospetto di un possibile intervento umano, anche se al momento non esistono prove concrete. L’ipotesi di un avvelenamento, ad esempio, non spiegherebbe completamente perché le carcasse degli animali fossero tutte nello stesso punto. Il caso di Bojon resta, quindi, aperto per ora, in attesa dei risultati delle analisi del laboratorio.