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Saldi invernali 2026 dal 2 gennaio in una regione: il calendario

Il calendario dei saldi invernali 2026 in Italia, una regione anticipa di un giorno l'inizio dell'attesissimo periodo di sconti: ecco tutte le date

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

L’arrivo del nuovo anno rappresenta sempre il momento in cui si avvicinano i saldi invernali: solitamente il periodo di sconti coincide con il termine delle festività natalizie, ma quest’anno l’inizio è stato fissato nella giornata di sabato 3 gennaio nella maggior parte delle regioni italiane, fatta eccezione per la Valle d’Aosta che ha anticipato di ventiquattr’ore, e per il Trentino Alto Adige dove ogni distretto è libero di scegliere autonomamente il calendario.

Salvi invernali 2026, il calendario

Come detto, dunque, in Valle d’Aosta i saldi invernali iniziano venerdì 2 gennaio 2026: è la prima regione italiana a dare il via al periodo di sconti che dura fino a martedì 31 marzo. Nelle altre regioni si parte il giorno successivo, sabato 3, con durate diverse a seconda dei casi.

In Lombardia, per esempio, la possibilità di acquistare prodotti a prezzi scontati dura fino al 3 marzo, mentre in Sicilia fino al 15 marzo. Saldi attivi per sessanta giorni in regioni come la Toscana, l’Umbria, l’Emilia Romagna, la Calabria e la Campania.

In Trentino Alto Adige ogni distretto ha la facoltà di scegliere liberamente come attuare i saldi invernali: nella provincia autonoma di Bolzano, per esempio, gli sconti partono l’8 gennaio e terminano il 5 febbraio, mentre nella provincia autonoma di Trento durano sessanta giorni.

Le date dei saldi nelle regioni d’Italia

  • Abruzzo: da sabato 3 gennaio 2026 per trenta giorni
  • Alto Adige: da giovedì 8 gennaio a giovedì 5 febbraio 2026
  • Basilicata: da sabato 3 gennaio a domenica 1 marzo 2026
  • Calabria: da sabato 3 gennaio 2026 per sessanta giorni
  • Campania: da sabato 3 gennaio 2026 per sessanta giorni
  • Emilia Romagna: da sabato 3 gennaio 2026 per sessanta giorni
  • Friuli Venezia Giulia: da sabato 3 gennaio a martedì 31 marzo 2026
  • Lazio: da sabato 3 gennaio 2026 per sei settimane
  • Liguria: da sabato 3 gennaio 2026 per quarantacinque giorni
  • Lombardia: da sabato 3 gennaio a martedì 3 marzo 2026
  • Marche: da sabato 3 gennaio a domenica 1 marzo 2026
  • Molise: da sabato 3 gennaio 2026 per trenta giorni
  • Piemonte: da sabato 3 gennaio 2026 per otto settimane
  • Puglia: da sabato 3 gennaio 2026 per sessanta giorni
  • Sardegna: da sabato 3 gennaio 2026 per sessanta giorni
  • Sicilia: da sabato 3 gennaio a domenica 15 marzo 2026
  • Toscana: da sabato 3 gennaio 2026 per sessanta giorni
  • Umbria: da sabato 3 gennaio 2026 per sessanta giorni
  • Valle d’Aosta: da venerdì 2 gennaio a martedì 31 marzo 2026
  • Veneto: da sabato 3 gennaio a sabato 28 febbraio 2026.

Il caso dei pre-saldi e la posizione di Confesercenti

Al netto del calendario, in alcuni casi l’inizio dei saldi invernali viene anticipato da periodi di pre-saldi soprattutto nel campo della moda: formule riservate alla propria clientela con offerte promozionali lanciate durante le festività natalizie che anticipano di fatto la data ufficiale.

Confesercenti, di fronte a questo quadro, predica trasparenza: “Prezzi e sconti devono essere chiari, verificabili e comparabili, soprattutto nel digitale e nelle iniziative a platea selezionata – si legge su ‘Adnkronos’ – è fondamentale anche il pieno rispetto delle regole sugli annunci di riduzione di prezzo, a partire dal prezzo precedente’, che per legge è il più basso praticato nei trenta giorni antecedenti”.

Per l’associazione “il rischio è che i saldi perdano la loro funzione e si trasformino in un mero episodio di un periodo promozionale continuo, con effetti di confusione per i consumatori e difficoltà per le imprese che rispettano le regole. Bisogna, in generale, rivedere le regole sulle promozioni, perché assicurino concorrenza leale e pluralismo distributivo”.