A Roma scatta l'allarme "cocciniglia tartaruga"
A Roma la cocciniglia tartaruga, anche conosciuta col nome di Cocciniglia dei Caraibi, sta mettendo a serio rischio i pini della Capitale: l'allarme

Gli iconici pini di Roma, cantati anche da Antonello Venditti nel brano “Notte prima degli esami“, sono a rischio. Il nuovo allarme si chiama “cocciniglia tartaruga“.
A segnalare il problema relativo ad alcuni pini presenti lungo la via Cristoforo Colombo è stato il Circolo Legambiente di Garbatella. L’emergenza, però, non riguarda solo quest’area.
Come si legge sul sito del Servizio Fitosanitario Regionale, “la specie Toumeyella parvicornis, nota anche come cocciniglia tartaruga del pino, è stata segnalata in Italia per la prima volta nel 2015. Sta contribuendo al declino e alla mortalità del pino domestico (Pinus pinea) nei dintorni di Napoli e in altre aree della Campania. Il fitomizo è stato ritrovato anche nel Lazio, nell’area urbana e periurbana della città di Roma, zona sud-ovest”.
Attualmente, a Roma, circa l’80% dei pini comuni è stato attaccato da questa cocciniglia, un piccolo insetto che arriva da lontano. Si tratta, infatti, di una cocciniglia alloctona, originaria del Nord America e passata per i Caraibi (è conosciuta anche col nome di “cocciniglia dei Caraibi“), dove ha provocato numerosi danni. A Roma la prima ondata aveva colpito solo pochi pini; la scorsa primavera, invece, la presenza di questo insetto è diventata più massiccia.
In assenza di interventi ufficiali per far fronte a questa emergenza, in alcune zone della Capitale i cittadini stanno tentando di porvi rimedio con alcune soluzioni naturali. A Villa Leopardi, per esempio, nel Municipio II, un comitato ha acquistato 250 coccinelle adalia. Questi coleotteri sono predatori dei pericolosi insetti e la speranza è che la loro presenza possa contribuire a eliminarli. Il tentativo, però, salvo sorprese, dovrebbe rivelarsi vano, dal momento che la “cocciniglia tartaruga”, trattandosi di una specie alloctona, non incontra antagonisti naturali.
Secondo gli esperti sono due le misure possibili: si può procedere con il lavaggio della chioma del pino combinando quest’azione con l’uso di particolari insetticidi (col rischio, però, che si disperdano nell’ambiente circostante) oppure possono essere realizzati dei trattamenti endoterapici, iniettando gli insetticidi nel fusto. Questo insetto, infatti, si nutre proprio della linfa del pino e così facendo, succhia l’insetticida è muore. In questo modo i pini di Roma sarebbero salvi.
L’allarme “cocciniglia tartaruga” è solo l’ultimo in ordine di tempo emerso in Italia: in Sardegna c’è l’allarme cavallette, mentre in Piemonte preoccupa la “Febbre del Nilo”. Non è tutto: una “vespa killer” è stata avvistata in Liguria e Toscana.
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