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Quante sono le bombe nucleari USA in Italia e dove si trovano

Dove si trovano e quante sono le bombe nucleari USA in Italia, Paese tra quelli che hanno aderito al Trattato di non proliferazione nucleare

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Base di Aviano

In Italia ci sono armi nucleari che fanno capo all’esercito degli Stati Uniti: scopriamo quante sono e dove sono dislocate.

Dove si trovano le bombe nucleari USA in Italia

Attualmente in Italia ci sono tra le 70 e le 90 bombe nucleari B61, modello 3,4 e 7, dislocate in due luoghi: una cinquantina si trovano nella base di Aviano, in Friuli Venezia Giulia, e altre 30 circa sono stoccate nella base di Ghedi, in provincia di Brescia.

Le armi nucleari presenti nelle basi USA in Italia sono italiane ma statunitensi: sono comandate dall’esercito degli Stati Uniti d’America e possono essere sganciate dagli arei F-16 Falcons e fanno parte del programma NATO di condivisione nucleare, nato per coinvolgere alcuni suoi Paesi membri nella pianificazione per l’uso di armi nucleari tattiche e strategiche.

Il programma NATO di condivisione nucleare prevede per Paesi membri sprovvisti di un proprio arsenale nucleare, la fornitura di armi atomiche da parte di uno degli Stati membri che invece le detiene, al fine di fornire addestramento al loro utilizzo in caso di necessità. La condivisione nucleare consiste sostanzialmente nel prendere decisioni comuni in materia di politica sulle armi nucleari, nel mantenere le attrezzature tecniche necessarie per l’utilizzo delle armi nucleari e nel conservarle sul proprio territorio.

Del programma nuclear sharing fanno parte, oltre all’Italia, anche il Belgio, la Germania, l’Olanda e la Turchia: tutte custodiscono sui propri territori bombe di tipo B61. In Belgio si trovano nella base aerea di Kelin Brogel, in Germania a Buchel, in Olanda a Volkel e in Turchia a Incirlik. Complessivamente, comprese anche quelle italiane, le bombe nucleari presenti nei cinque Paesi sono tra le 150 e le 240.

Cosa dice il Trattato di non proliferazione nucleare

Nel 1975 l’Italia ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare: nell’articolo 2 si legge “Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari. Indicato con la sigla TNP, il trattato si basa su tre principi: il disarmo, la non proliferazione e l’uso pacifico del nucleare.

Composto di 12 articoli, il trattato proibisce agli Stati firmatari non nucleari di procurarsi tali armamenti, e agli Stati nucleari di trasferire le armi; il trasferimento di tecnologie nucleari per scopi pacifici, come la produzione di elettricità, deve avvenire sotto il controllo dell’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’energia atomica.

Il TNP riconosce come Stati nucleari ufficiali solamente quei Paesi che aveva sviluppato armi nucleari prima del 1 gennaio 1967, vale a dire gli Stati Uniti d’America, la Russia, il Regno Unito, la Francia e la Cina: tali Paesi sono autorizzati a mantenere il proprio nucleare, con l’obbligo di negoziare per il disarmo e di non trasferire armi nucleari ad altre Nazioni.

Ci sono Stati che non aderiscono al Trattato di non proliferazione nucleare e possiedono testate nucleari, come Israele che ha un numero di testate non certo e di difficile stima; poi l’India, il Pakistan e la Corea del Nord. Il trattato venne sottoscritto da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica l’1 luglio 1968 ed entrò in vigore il 5 marzo 1970, mentre l’Italia vi aderì cinque anni più tardi.