Iran, quali sono le basi Usa in Italia che Trump può chiederci
Quali sono le basi militari americane in Italia che il Governo degli Stati Uniti d'America potrebbe chiedere per via della crisi in Medio Oriente
Con la crisi in Medio Oriente torna d’attualità il tema legato alle basi americane in Italia che il Governo di Donald Trump potrebbe utilizzare in caso di bisogno.
Le basi americane in Italia che Trump potrebbe chiedere
Sul territorio italiano ci sono diverse strutture militari americane, a cominciare dai due aeroporti militari di Aviano in Friuli e di Sigonella in Sicilia. Due sono le basi: Camp Darby in Toscana e Camp Ederle in Veneto. Sono due anche i porti: Napoli e Gaeta. A questi siti bisogna aggiungere una serie di installazioni, in modo particolare per le comunicazione, come il Muos di Niscemi, in Sicilia.
Per tutte queste strutture militari degli Stati Uniti in Italia, con giurisdizione comunque italiana, in linea teorica potrebbero arrivare la richiesta di utilizzo da Washington per le azioni militari in Medio Oriente in caso di bisogno. Alcuni dei siti qui citati rientrano nell’elenco degli obiettivi sensibili in Italia per i quali sono state disposte misure straordinarie di sicurezza dopo l’attacco Usa all’Iran.
A regolamentare l’utilizzo delle installazioni militari su territorio italiano da parte degli Stati Uniti d’America sono gli accordi bilaterali stilati tra le due Nazioni nel 1951: l’Italia, in quell’occasione, concesse terreni e infrastrutture di tipo militare agli Usa in cambio degli aiuti per la ripresa economica del Paese dopo la Seconda Guerra mondiale.
Come ricordato dal ‘Corriere della Sera’, sono almeno tre i trattati che regolano la presenza di unità militari americane in Italia: il primo, quello di 75 anni fa, disciplina il personale militare degli Stati nel territorio di un altro Stato (Convenzione di Londra) e dunque anche quello dei membri delle basi militari Nato o americane sul territorio italiano.
Il secondo risale al 1954 ed è l’Accordo bilaterale sulle infrastrutture siglato tra l’Italia e gli Usa: si tratta del cosiddetto “Accordo ombrello” che stabilisce anche il tetto massimo di forze militari statunitensi in Italia. Più recente, invece, il terzo trattato: si tratta del Memorandum d’intesa siglato nel 1995 tra il Ministero della Difesa e il Dipartimento della Difesa Usa sulla presenza dei contingenti militari in Italia e l’utilizzo delle basi relativo alle installazioni e alle infrastrutture concesse alle forze americane.
La posizione del Ministro della Difesa Guido Crosetto
Sulla questione è intervenuto il Ministro della Difesa Guido Crosetto, con un post su ‘X’ in risposta al profilo del Movimento 5 Stelle, in merito all’utilizzo delle basi in Italia da parte delle forze militari degli Stati Uniti d’America:
“Vorrei ricordarvi cosa vi ho già detto in Parlamento, l’utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale, specie quelle Usa, avviene in aderenza ad accordi quali il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995. Come si può facilmente notare, quindi, tali cornici giuridiche regolamentano queste attività da decenni e nessun Governo ha avvertito l’esigenza di modificarle”.
Un altro tema di attualità è quello legato all’eventuale concessione delle basi italiane su richiesta americana per azioni offensive nei confronti dell’Iran. Su questo, Crosetto ha spiegato: “È una decisione del Governo, quando ce lo chiederanno, risponderemo”.
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