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La Puglia conquista il Guardian con la Burrata (e non solo)

La Puglia conquista il Guardian con la burrata di Andria, protagonista di un viaggio che svela sapori locali e paesaggi lontani dal turismo di massa

4 min di lettura

Valentina Alfarano

Valentina Alfarano

Editor & Coach Letterario

Lavorare con le storie è la mia missione! Specializzata in storytelling di viaggi, lavoro come editor di narrativa e coach di scrittura creativa.

Puglia e burrata sul Guardian

La Puglia torna sulle pagine della stampa internazionale e questa volta a guidare il viaggio è la burrata, diventata il punto di partenza di un itinerario che il Guardian dedica al territorio tra Andria, Barletta e Trani, in un racconto gastronomico che, passo dopo passo, si allarga al paesaggio e alla cultura locale.

Perché la burrata pugliese conquista il Guardian

Il lungo reportage pubblicato dal quotidiano britannico il 14 settembre 2026 parte da un prodotto ormai conosciuto ben oltre i confini italiani, per poi riportarlo nel luogo in cui la sua storia ha avuto origine.

Il viaggio della giornalista Liz Boulter conduce infatti ad Andria, nel cuore della provincia di Barletta-Andria-Trani, spesso meno presente negli itinerari internazionali rispetto ad altre aree pugliesi.

La burrata diventa così una porta d’ingresso al territorio, e il Guardian ricostruisce la nascita del formaggio attraverso la storia tradizionalmente associata a Lorenzo Bianchino, allevatore che circa un secolo fa avrebbe utilizzato una tecnica di conservazione per evitare di perdere latte e derivati durante un periodo di maltempo, e da cui sarebbe nata la combinazione tra pasta filata, panna e stracciatella che ancora oggi caratterizza il prodotto.

Il reportage entra poi in uno dei caseifici storici di Andria, dove la lavorazione viene mostrata nelle sue diverse fasi. L’attenzione si concentra sulla manualità richiesta dalla pasta filata, sulla preparazione dell’involucro e sulla successiva farcitura.

Da Andria il racconto si sposta verso altri prodotti localii, dai formaggi al pane alle conserve fino alle varie produzioni agricole compongono una geografia alimentare che non resta confinata ai piatti più conosciuti fuori dall’Italia. Nel viaggio compaiono anche i pomodori gialli, le olive Bella di Cerignola, l’olio extravergine e alcune preparazioni legate alla cucina contadina dell’Alta Murgia.

Il filo conduttore è proprio questa dimensione locale, la cui cucina nasce spesso da piccoli produttori, aziende agricole e ristoratori che mantengono un rapporto diretto con le materie prime.

Cosa ha scoperto il Guardian in Puglia oltre la burrata

L’itinerario proposto dal Guardian supera presto i confini della tavola e attraversa una parte di Puglia che conserva un equilibrio particolare tra città costiere e paesaggio rurale.

Barletta viene descritta come un centro ancora fortemente vissuto dagli abitanti, senza dipendere esclusivamente dalla presenza dei visitatori stranieri. Poco più a sud appare Trani, con la cattedrale romanica affacciata sull’Adriatico e il porto che alle prime ore del mattino torna a essere soprattutto un luogo di lavoro.

Il viaggio raggiunge anche Cerignola e poi l’Alta Murgia, dove aziende agricole e masserie collegano la ristorazione ai prodotti coltivati direttamente nei campi.

La provincia raccontata dal quotidiano britannico offre molto anche oltre la dimensione gastronomica e il reportage si sofferma su un paesaggio che cambia rapidamente, passando dalla costa all’entroterra e dalle città affacciate sull’Adriatico agli spazi più aperti dell’Alta Murgia.

È proprio questa varietà a sembrare uno degli elementi che hanno attirato l’attenzione del ‘Guardian’, perché consente di raccontare una parte della Puglia ancora meno esposta ai grandi flussi internazionali rispetto ad altre destinazioni della regione.

Il viaggio prende avvio dalla burrata di Andria, ormai conosciuta ben oltre i confini italiani, ma finisce per costruire il ritratto di un territorio più ampio, nel quale produzioni locali, patrimonio culturale e paesaggio continuano a mantenere un legame molto stretto.

In questo senso, la burrata diventa il punto di accesso a una Puglia meno prevedibile, capace di imporsi all’estero anche attraverso luoghi che restano ancora ai margini delle rotte turistiche più frequentate.