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A Mola di Bari le verdure sulle "segge" sono diventate un caso

A Mola di Bari le verdure sulle "segge" raccontano una tradizione antica, oggi messa alla prova da multe e controlli che ne segnano il futuro

4 min di lettura

Valentina Alfarano

Valentina Alfarano

Editor & Coach Letterario

Lavorare con le storie è la mia missione! Specializzata in storytelling di viaggi, lavoro come editor di narrativa e coach di scrittura creativa.

Mola di Bari, verdure sulle segge

A Mola di Bari una sedia sistemata davanti alla porta di casa può trasformarsi in una piccola vetrina per gli ortaggi appena raccolti, secondo un’usanza che da generazioni accompagna la vita quotidiana del paese. Le verdure sulle “segge”, però, sono finite al centro di un caso dopo alcune sanzioni che hanno acceso il confronto sul futuro di questa tradizione.

Cos’è la tradizione delle verdure sulle “segge” a Mola di Bari

Le chiamano “segge” e fanno parte di un’immagine familiare per chi conosce Mola di Bari, dove soprattutto al mattino davanti ad alcune abitazioni compaiono sedie con cassette o piccole quantità di ortaggi provenienti dagli orti.

È una forma di vendita di prossimità legata alla vita agricola del territorio, che consente ai piccoli produttori di offrire direttamente una parte del raccolto e mantiene vivo un rapporto immediato fra la campagna e il centro abitato.

Sulle sedie possono comparire angurie, cipolle, caroselli e pomodori, spesso venduti per ricavare somme modeste dalla produzione quotidiana. Intorno a queste piccole esposizioni si conserva così un’abitudine che appartiene alla memoria locale e che porta i prodotti della terra fin davanti alle case, dove il momento della vendita diventa anche occasione di incontro fra chi coltiva e chi acquista.

La consuetudine di Mola presenta inoltre somiglianze con pratiche documentate in altre zone del Mediterraneo, e proprio da questa esperienza è nata l’idea di censire forme simili di vendita di prossimità presenti in Puglia e in altri territori mediterranei, al punto che fra le ipotesi avanzate compare anche una futura segnalazione all’Unesco per il valore culturale attribuito a questa consuetudine.

Perché le “segge” di Mola di Bari rischiano di scomparire

A portare questa immagine quotidiana al centro dell’attenzione sono stati i controlli della Guardia di Finanza e le sanzioni da circa 5mila euro contestate ad alcuni venditori.

Secondo quanto riportato da ‘Tgcom24’, sul caso è intervenuto anche Pietro Santamaria, docente di orticoltura dell’Università di Bari, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di distinguere chi vende una parte della propria produzione agricola dalle attività commerciali vere e proprie.

Le situazioni finite sotto esame, del resto, presenterebbero caratteristiche differenti; il sindaco Giuseppe Colonna ha spiegato che per alcuni casi relativi alla vendita di fagiolini e angurie potrebbero esistere i presupposti per annullare le sanzioni, mentre una valutazione diversa riguarda un’attività organizzata con scaffalature e prodotti fuori stagione, circostanza che ha sollevato dubbi sulla provenienza della merce e sulla natura effettiva della vendita.

Al centro della vicenda resta quindi il confine fra vendita diretta agricola e commercio, considerando che la normativa nazionale permette agli imprenditori agricoli che possiedono i requisiti previsti di vendere direttamente al dettaglio prodotti provenienti in misura prevalente dalla propria azienda, ma ogni situazione deve essere valutata anche in relazione al luogo in cui avviene la vendita, all’eventuale utilizzo del suolo pubblico e alla provenienza dei prodotti esposti.

Per tutelare questa consuetudine senza confonderla con forme di commercio irregolare, l’amministrazione comunale sta valutando la creazione di un disciplinare che possa individuare con maggiore chiarezza le vendite tradizionali autentiche. Il progetto dovrebbe tenere conto anche delle condizioni igienico-sanitarie e delle modalità di conservazione ed esposizione degli alimenti, così da dare alla pratica delle “segge” un quadro più definito.

Il confronto riguarda ora il modo in cui questa piccola forma di vendita agricola possa continuare a far parte del paesaggio quotidiano della Puglia nel rispetto delle regole, distinguendo chi porta davanti alla propria porta i frutti del raccolto da chi svolge invece un’attività commerciale strutturata.