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Mare caldo in Italia: temperatura record all'Asinara

Il mare italiano diventa sempre più caldo, sia in superficie che in profondità: ecco cosa è emerso dai dati dell'ultimo rapporto di Greenpeace Italia

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Isola dell'Asinara

Dall’ultimo rapporto ‘Mare Caldo‘ di Greenpeace Italia è emerso un quadro ben preciso: i mari italiani continuano a scaldarsi non solo in superficie, ma con ondate di calore che arrivano fino a 40 metri di profondità. Il report si basa sui dati raccolti nel 2025 in 14 diverse stazioni di monitoraggio italiane, con termometri subacquee e monitoraggi periodici.

Temperatura record per il mare dell’Asinara

Stando ai dati di Copernicus, l’anomalia massima della temperatura superficiale del mare è stata registrata in Sardegna, nell’Area Marina Protetta dell’isola dell’Asinara nel corso di un’ondata di calore durata 41 giorni: +3,5 gradi centigradi sopra la soglia climatologica tra la fine maggio e luglio 2025.

L’isola dell’Asinara è stata anche oggetto dei monitoraggi biologici svolti da Greenpeace nel 2025 insieme all’isola d’Elba in Toscana e Torre Guaceto in Puglia: in tutte queste aree sono stati osservati impatti rilevanti, come necrosi o sbiancamento sulle specie più vulnerabili, tra cui la gorgonia giallo Eunicella cavolini e il corallo Cladocora caespitosa; al tempo stesso prosegue l’aumento della presenza di specie termofile e aliene come la Caulerpa cylindracea.

Per quanto riguarda la temperatura della superficie marina, altre anomali sono state registrate sempre in Sardegna nell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara con 3,46 gradi centigradi oltre la soglia; in Sicilia, invece, nell’Area Marina Protetta Capo Milazzo e nell’Area Marina Protetta del Plemmirio, rispettivamente con 2,94 e 2,71 gradi in più rispetto alla soglia.

Il calore accumulato d’estate sulla superficie del mare si trasferisce anche in profondità, attraverso il mescolamento della colonna d’acqua dovuto al vento: tale fenomeno contribuisce a far registrare temperature fino a 25 gradi anche a 30/40 metri di profondità, esponendo tutti gli organismi che vivono sui fondali rocciosi a un forte stress.

Mare italiano sempre più caldo: cosa sta succedendo

Del progressivo aumento delle temperature marine ha parlato Valentina Di Miccoli, campaigner di Greenpeace Italia: “Il Mediterraneo sta cambiando rapidamente e gli effetti del riscaldamento non riguardano più soltanto la superficie del mare – si legge sul sito ufficiale di Greenpeace – oggi osserviamo anomalie termiche che raggiungono gli habitat più profondi e incidono direttamente sulla salute degli ecosistemi marini, anche nelle aree marine protette”.

Di Miccoli ha poi fatto che “il prezioso lavoro di tutela e conservazione in queste aree da solo non basta a preservare la biodiversità marina, serve anche una drastica riduzione delle emissioni di gas serra”. Secondo i dati di Copernicus, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato su scala globale e nel Mediterraneo gli indici annuali hanno mostrato un elevato numero di giorni caratterizzati da ondate di calore marine: in alcune aree hanno superato anche un totale di 200 giorni.

Durante il 2025 i termometri di Greenpeace hanno inoltre registrato episodi prolungati di elevate temperature in ognuna delle 14 aree di studio del progetto ‘Mare Caldo’, anche in profondità. I dati del report hanno confermato il ruolo fondamentale delle aree marine protette per rafforzare la resistenza degli ecosistemi marini, ma al tempo stesso hanno mostrato come nessuna area sia completamente al riparo dagli effetti della crisi climatica.

A tal proposito Greenpeace ha ribadito la necessità di rafforzare la tutela del Mar Mediterraneo, sia attraverso una rete efficace di aree marine protette ma anche mediante la riduzione delle emissioni di gas serra: solo così sarà possibile combattere seriamente il riscaldamento globale.