Declassati 1200 comuni montani: "guerra" tra Appennini e Alpi
Con la nuova "Legge Montagna", rischiano di essere declassati 1200 comuni montani in Italia: a farne le spese soprattutto realtà degli Appennini

Qualcosa come 1200 comuni montani rischiano di essere declassati con la nuova legge nazionale sulla montagna che ridefinisce i criteri per definire “montani” gli enti locali: scoppia la polemica tra gli Appennini e le Alpi.
Declassamento comuni montani, scoppia la “guerra” tra Appennini e Alpi
La legge 131/2025 entrata in vigore il 19 settembre scorso sostituisce i criteri ormai obsoleti che risalgono al 1952 e ridefinisce il concetto di comune montano in Italia, insieme agli enti beneficiari di fondi pubblici che per il triennio 2025-2027 sono stimati in circa 200 milioni di euro all’anno.
Palazzo Chigi ha stimato che con i nuovi criteri, le comunità montane passeranno da circa 4000 a 2800, un taglio di quasi il 30% che servirà a indirizzare i finanziamenti “nella corretta direzione”. Il declassamento riguarda buona parte di realtà dell’Appennino e come riferito da ‘Repubblica’, l’Assessore Regionale dell’Emilia Romagna, Davide Baruffi, si è prontamente fatto portavoce della battaglia dei monti, parlando di criteri “irricevibili”.
Baruffi ha dichiarato: “Sarà tutto l’Appennino a essere penalizzato, ovvero la dorsale del Paese. Non è un caso che l’annuncio del ministro venga da Cortina, è una controriforma pensata per le Alpi e contro l’Appennino, contrapponendo territori e territori, comuni e comuni”.
Al fianco di Baruffi si sono schierate anche le associazioni appenniniche di Uncem e Anci, parlando di “rischio di divisione fra montagne di serie A e di serie B”, evidenziando come la nuova classificazione, esclusivamente altimetrica, non possa essere rappresentativa della montagna reale, con il rischio di colpire i territori più fragili e indebolire il presidio umano e ambientale.
Un appello è arrivato anche dalla Liguria, dove suggeriscono un immediato ripensamento sulla classificazione. E in Toscana, il neo-governatore Eugenio Giani, ha spiegato: “Da noi passeremmo da 148 comuni montani ad appena 80, facciamo sentire la nostra voce”.
Cosa cambia con la nuova classificazione
La nuova classificazione che segue la cosiddetta ‘Legge Montagna” del 19 settembre 2025 è stata raccontata dal Ministro per gli Affari Regionali, Roberto Calderoli, nel corso di un evento andato in scena a Cortina d’Ampezzo: l’obiettivo della normativa è quello di ammodernare criteri vecchi di quasi 70 anni su cosa può essere definito “montano” in Italia.
Nel nostro Paese, stando ai dati forniti da Uncem a cui fa riferimento lo stesso esecutivo, il totale è di ben 4167 comuni tra montani (3524) e parzialmente tali (652): all’atto pratico, quasi un comune su due tra tutti quelli presenti sul territorio italiano è classificato come montano.
Esistono, tra l’altro, dei casi limite: del lungo elenco dei comuni montani presente sul sito del Governo fanno parte anche realtà associate più al mare, come il comune di Vieste in Puglia o quello di San Vito Lo Capo in Sicilia. L’obiettivo della nuova legge è quello di snellire il numero totale di comuni montani in modo tale da indirizzare i finanziamenti verso una “direzione corretta”.
Con la “Legge Montagna” vengono destinate ai comuni montani risorse, servizi essenziali e incentivi per medici, insegnanti, infrastrutture digitali, mobilità e agricoltura, con l’obiettivo dichiarato di invertire la tendenza allo spopolamento: la revisione dei criteri di era attesa da anni e l’introduzione di una legge organica può rappresentare un passo importante per le comunità montane italiane, al netto delle criticità fatte emergere dal lato appenninico.
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