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La classifica dei lavori più stressanti in Italia

Uno studio ha svelato quali sono i lavori più stressanti d'Italia e le conseguenze negative sulla salute psicofisica causate dallo stress lavorativo

3 min di lettura

Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Stress

Un recente studio ha svelato quali sono i lavori più stressanti in Italia, fornendo anche indicazioni relative ai disturbi causati dallo stress.

Quali sono i lavori più stressanti in Italia

Secondo lo studio condotto da Inail e Osservatorio Pool Pharma, l’assistenza sanitaria è il comparto che fa registrare la quota più alta di problematiche legate allo stress lavorativo con l’11,8%; seguono il commercio al dettaglio con il 9,8% e la pubblica amministrazione con il 6,3%.

Entrando più nello specifico, tra le figure professionali indicate come più esposte allo stress troviamo i medici con il 29,1%, gli infermieri con il 20% e i portantini con il 18,2%. Il fenomeno, comunque, non riguarda solo gli ospedali italiani: tra le categorie segnalate, infatti, compaiono anche i commessi e i cassieri con il 56,3% e gli addetti alle mansioni di segreteria con il 22,2%.

La presenza di diverse figure lavorative impiegate nell’ambito della sanità sarebbe legata anche ai turni di notte: la produzione del cortisolo, ormone coinvolto nella risposta dell’organismo allo stress, segue il normale ritmo circadiano, il cosiddetto orologio biologico che regola l’alternanza tra il sonno e la veglia.

Lavorare di notte, cambiare orari frequentemente oppure prolungare i turni in maniera eccessiva può interferire con il naturale equilibrio: non a caso una ricerca condotta dall’Erasmus Medical Center di Rotterdam ha rilevato nei capelli dei lavoratori turnisti livelli di cortisolo pari al 140% di quelli osservati in colleghi con orari più regolari.

Il risultato dello studio, dunque, suggerisce un’associazione tra il lavoro a turni, l’alterazione dei ritmi biologici e un maggiore carico fisiologico. A tal proposito Camilla Pizzoni, direttore generale di Pool Pharma, ha dichiarato: “Il cortisolo è scatenato dall’ansia – si legge su ‘Repubblica’ – il sistema nervoso autonomo simpatico, deputato allo stato di attacco o fuga, è sempre attivato”.

E ancora: “Lo stress danneggia e quindi influenza anche l’infiammazione di basso grado, il deficit microcircolatorio e si consolida negli anni. Tutto questo porta a uno squilibrio del cortisolo cronico. Quello che porta all’eccesso di cortisolo è la frenesia del mondo occidentale, degli input digitali, di dover fare mille cose in una volta”.

I problemi legati allo stress da lavoro

I disturbi correlati allo stress lavorativo comportano irritabilità, ansia, affaticamento persistente e alterazioni della pressione arteriosa. Dallo studio è emerso, inoltre, che non è solamente la quantità di lavoro a incidere sul benessere, ma anche la possibilità di recuperare tra un turno e l’altro, dormendo in maniera regolare così da sottrarsi a una condizione di continua allerta.

Chi lavora negli ospedali, negli uffici pubblici o comunque in attività organizzate su turni, vede diventare particolarmente sottile il confine tra lo stress fisiologico e il sovraccarico cronico. La salute psicofisica dei dipendenti passa anche attraverso una migliore organizzazione dei turni, pause adeguate e carichi di lavoro commisurati alle esigenze di tutti.

Se lo stress professionale non conosce alcuna distinzione di genere, va detto che per molte donne alla giornata lavorativa se ne aggiunge praticamente un’altra, spesso altrettanto impegnativa se non di più, una volta rientrate a casa tra figli e organizzazione familiare. Tale stress riduce le possibilità di recupero e contribuisce a mantenere elevata la tensione psicofisica; lo stress prolungato, tuttavia, rappresenta un fattore di rischio anche per la popolazione maschile.