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Boom di lupini in Italia: perché sono stati "riscoperti"

Boom di lupini in Italia, il legume della tradizione torna centrale grazie a prezzi accessibili e nuove abitudini che ne spiegano la riscoperta

3 min di lettura

Valentina Alfarano

Valentina Alfarano

Editor & Coach Letterario

Lavorare con le storie è la mia missione! Specializzata in storytelling di viaggi, lavoro come editor di narrativa e coach di scrittura creativa.

Boom di lupini in Italia

Per molto tempo sono rimasti legati alle bancarelle delle fiere e agli spuntini della tradizione popolare, eppure negli ultimi tempi, in Italia, i lupini stanno vivendo una nuova stagione, sostenuta anche da consumi in aumento e da un interesse che coinvolge aziende alimentari e agricoltura.

Perché i lupini sono tornati di moda in Italia

A raccontare le dimensioni del fenomeno sono anche i dati Niq riportati dal ‘Corriere della Sera’. Nel 2025 le vendite dei lupini hanno raggiunto un valore complessivo di circa 15 milioni di euro, con un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente, anche se il prodotto resta ancora una nicchia rispetto ad altri alimenti di largo consumo, ma la crescita segnala un cambiamento nelle abitudini degli italiani.

Per anni il consumo è stato particolarmente radicato nelle regioni del Centro-Sud, dove questo legume appartiene da tempo alla cultura alimentare locale, mentre oggi la domanda appare  distribuita in maniera più uniforme sul territorio nazionale.

A favorire questa nuova attenzione contribuisce soprattutto il crescente interesse verso le proteine vegetali, che ha riportato sotto i riflettori alimenti della tradizione capaci di inserirsi nelle esigenze contemporanee.

Il lupino presenta infatti un contenuto rilevante di proteine e fibre, mentre la quota di amido è contenuta; proprio queste caratteristiche hanno favorito il suo ingresso nel mercato dei prodotti associati a un’alimentazione ricca di componenti vegetali.

Secondo i dati dell’Osservatorio Immagino GS1 Italy citati dal ‘Corriere della Sera’, nel 2025 le vendite dei prodotti plant based sono cresciute del 36%, un contesto nel quale anche i legumi meno abituali hanno trovato nuovo spazio.

La riscoperta passa inoltre dal modo in cui il prodotto arriva sugli scaffali, poiché accanto ai lupini tradizionali conservati in salamoia sono comparsi formati sgusciati e confezioni monoporzione, pensate per un consumo rapido fuori casa o come alternativa ad altri snack. Alcune aziende hanno ampliato anche gli utilizzi in cucina, con proposte rivolte soprattutto a chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana.

Il fenomeno interessa anche i campi italiani, secondo i dati riportati da Italia a Tavola, la superficie destinata alla coltivazione ha superato i mille ettari, con un aumento del 75% rispetto a cinque anni prima.

Le aree produttive restano concentrate soprattutto nel Centro-Sud, in particolare in Lazio, Campania, Puglia e Calabria. I numeri rimangono molto lontani da quelli della prima metà del Novecento, quando la coltura occupava circa 40 mila ettari, ma mostrano una ripresa dopo una lunga fase di ridimensionamento.

Quanto costano oggi i lupini

In una fase nella quale la spesa alimentare pesa con maggiore attenzione sulle scelte quotidiane, questo legume mantiene un costo relativamente contenuto, in quanto una confezione da 300 grammi di prodotto già cotto e pronto al consumo costa intorno ai 2,50 euro, mentre il prodotto secco si colloca indicativamente fra 4 e 6 euro al chilo.

L’accessibilità economica permette quindi ai lupini di inserirsi in una fascia di mercato diversa da quella di molti prodotti presentati come novità alimentari nei supermercati.

La loro storia, del resto, nasce proprio da un consumo semplice e popolare; ciò che è cambiato è soprattutto la cornice commerciale: lo stesso alimento che un tempo si trovava principalmente nelle fiere o nei mercati viene oggi proposto nella grande distribuzione con confezioni e modalità d’uso più vicine alle abitudini attuali.

La crescita della domanda sta inoltre riaprendo il confronto sul possibile ruolo del lupino nell’agricoltura nazionale, dato che il suo contenuto proteico, che nel prodotto secco può avvicinarsi al 40%, ha attirato interesse anche per l’alimentazione animale. La ricerca sta valutando varietà con una presenza ridotta degli alcaloidi responsabili del gusto amaro, con l’obiettivo di favorire nuove coltivazioni e possibili impieghi nei mangimi, anche come alternativa parziale alla soia importata.