In Italia ci sono quasi 30 mila bombe inesplose, la mappa
In Italia ci sarebbero ancora quasi 30 mila bombe inesplose risalenti ai tempi della Seconda Guerra Mondiale: ecco la mappa delle aree interessate

La Seconda Guerra Mondiale ha lasciato in eredità diversi ordigni “dormienti”: sarebbero quasi 30.000 le bombe inesplose presenti ancora su tutto il territorio nazionale, con alcune aree caratterizzate da una concentrazione più alta.
La mappa delle bombe inesplose in Italia
I numeri ufficiali forniti da parte del Ministero della Difesa e dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra riferiscono che ogni anno i Reggimenti Genio Guastatori dell’Esercito Italiano compiono tra i 30.000 e i 60.000 interventi di bonifica.
Il rastrellamento assume proporzioni gigantesche in quanto bisogna affrontare un’eredità definita titanica: basti pensare che durante la Seconda Guerra Mondiale, le forze alleate sganciarono sul nostro Paese circa 380.000 tonnellate di bombe d’aereo. Come riferito da ‘Quotidiano Nazionale’, gli storici stimano che almeno il 10% abbia fatto cilecca.
Tra i motivi del mancato innesco troviamo difetti strutturali di fabbrica in angoli d’impatto che non attivavano il percussore o nella natura stessa del suono; l’impatto su terreni morbidi, fangosi o fitti di neve poteva attutire il colpo, impedendo la detonazione immediata.
Allo stato attuale delle cose, solo il 40% delle “bombe fantasma” è stato neutralizzato: dunque sotto i piedi degli italiani ci sarebbero ancora 22.800 tonnellate di bombe d’aereo inesplose e circa 30.000 ordigni “dormienti”.
Le zone a più alta densità sono i grandi nodi ferroviari, le città storicamente devastate come Milano, Napoli e Foggia, i porti della Liguria e le vecchie linee di blocco come la Linea Gotica e la Linea Gustav.
Altre aree sensibili sono la Val Camonica, le campagne del Veneto e l’Appennino, mentre località specifiche dove si sono verificati incidenti o ritrovamenti sono Vezza d’Oglio in provincia di Brescia e Battipaglia in provincia di Salerno.
Le bombe fantasma e le attività degli artificieri
La macchina istituzionale che gestisce la minaccia delle bombe inesplose è codificata in maniera rigida: il coordinamento delle operazioni fa capo alle Prefetture che si occupano di attivare i nuclei specialistici.
Gli interventi vengono coordinati da una Unità di crisi composta da rappresentanti di Prefettura, Regione, Comune interessato, Comando Reggimento Genio che si occupa delle operazioni di bonifica, Comando della Polizia Stradale, Direzione del Reparto Volo di Competenza, Direzione Circoscrizionale Aeroportuale di competenza, Comando Provinciale dei Carabinieri, Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, Pronto Soccorso, Enti Gestori di servizi interessati (acqua, luce, gas, telefono), Enti Gestori di servizi di trasporti pubblici interessati.
Solitamente per la bonifica terrestre a intervenire sono gli artificieri dell’Esercito italiano, mentre per le acque marine e interne il compito tocca ai Palombari del Comsubin della Marina Militare. A differenza di quanto succedeva in passato, le procedure odierne sono cambiate e non prevedono più il brillamento sul posto, pratica ritenuta troppo pericolosa se non in casi di cave isolate per la distruzione programmata.
A tal proposito, qualora il brillamento venga effettuato in una cava, la bomba viene prima imbragata e posizionata sopra un carrello di legno, così da poter essere trasportata in sicurezza alla destinazione scelta: durante il trasporto si crea una sorta di colonna di automezzi, scortata dalle Forze dell’Ordine alla quale prendono parte Polizia, Esercito, Vigili del Fuoco, Pronto Soccorso e Carabinieri.
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