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Matrimonio da incubo in Toscana, è bufera: cos'è successo

Si è conclusa in tribunale l'esperienza di una coppia australiana che aveva deciso di sposarsi in Italia: il loro "matrimonio da incubo" in Toscana

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Giulia Sbaffi

Giulia Sbaffi

Web content writer

Web content writer appassionata di belle storie e di viaggi, scrive da quando ne ha memoria. Curiosa per natura, le piace tenersi informata su ciò che accade intorno a lei.

Matrimonio

Doveva essere un giorno speciale, ma si è rivelato memorabile per motivi decisamente sbagliati: una coppia australiana ha scelto la Toscana come location per le nozze, affidando l’organizzazione della cerimonia ad un’azienda locale. A quanto pare, tutto è andato storto. I due novelli sposini hanno portato la loro storia in tribunale, riuscendo a strappare un bel risarcimento alla società che si è occupata del ricevimento. Ma la titolare non ci sta, e la sua replica scatena la bufera. Ecco il “matrimonio da incubo” e la versione della donna che per tanti anni ha gestito l’azienda toscana.

Il “matrimonio da incubo” della coppia australiana in Toscana

Mentre l’Italia si conferma sempre più una “wedding destination”, molto amata anche dai vip stranieri, c’è chi rimane con l’amaro in bocca e torna a casa portandosi dietro un’esperienza da dimenticare. Pare sia proprio questo che è accaduto ad una coppia australiana, innamorata a tal punto del nostro Paese da decidere di convolare a nozze in Toscana. Dal racconto, che emerge nei dettagli in un articolo del “Corriere Fiorentino”, sembra un vero e proprio matrimonio da incubo. Ma che cosa è successo?

I due (all’epoca) fidanzati australiani hanno scelto la Toscana come location delle loro nozze: in particolare, la cerimonia si è svolta nella frazione di Monticchiello, alle porte del suggestivo borgo medievale di Pienza (prov. di Siena). Doveva essere tutto perfetto, proprio come ogni coppia desidera, dunque i futuri sposi si sono rivolti ad un’azienda locale che organizza eventi, non potendo gestire i preparativi in prima persona per via della distanza. A quanto pare, tuttavia, i risultati sono stati disastrosi.

Fiori finti al posto di quelli freschi, nomi sbagliati sul libretto della liturgia, macchina a noleggio che non partiva, assenza di personale del catering durante il ricevimento, torta nuziale troppo piccola e fotografo giunto in ritardo sono solo alcuni dei disguidi che la coppia ha lamentato, decidendo di portare la società grossetana in tribunale. L’episodio più grave ha visto alcuni invitati, tra cui un’amica degli sposi incinta al sesto mese, caduti in piscina a causa di un’intercapedine non segnalata – per fortuna, non ci sono state conseguenze. La coppia australiana, che aveva pagato oltre 25mila euro per l’organizzazione delle nozze, ha agito per vie legali: il giudice Silvia Leone del Tribunale di Grosseto ha condannato l’azienda di organizzazione eventi a pagare un risarcimento di 19mila euro.

La replica della titolare della società di organizzazione eventi

A seguito della decisione del tribunale, la titolare dell’azienda che ha organizzato il matrimonio si è lasciata andare ad un lungo sfogo, come riportato dal “Corriere Fiorentino”. La donna, che lo scorso anno ha chiuso la società per motivi personali e di salute, ha voluto rimarcare la sua professionalità: “Avevamo oltre 20 anni di esperienza, nel catering e nell’organizzazione di eventi, avevamo un curriculum lungo e prestigioso”. La notizia l’ha lasciata amareggiata: “Sono profondamente afflitta da questa sentenza e dal racconto che hanno fatto gli sposi. L’ho saputo dai giornali e ora che ho avuto modo di leggerla sono esterrefatta e dispiaciuta“.

La storia che lei ha raccontato è diversa dalla versione della coppia australiana: “Gestivamo logistiche molto complicate e non abbiamo sbagliato niente, abbiamo sbagliato ad accettare l’incarico semmai”. Ed entrando nel merito dei fatti, la donna ha contestato la ricostruzione degli sposi. Come ad esempio la caduta in acqua dell’invitata in dolce attesa: “Se una signora si stacca dal gruppo e va verso la piscina che non era illuminata in quel momento, ma dove di giorno c’era stato l’aperitivo, che colpa ne abbiamo?“.

E ancora: “Anche l’episodio della macchina, un vecchio Maggiolone d’epoca, era a posto. Un invitato che la guidava, non era capace, questa è la verità, e la faceva spegnere di continuo”. Sugli addobbi floreali, invece, la titolare ha spiegato: “I fiori erano freschi, certo faceva molto caldo e dopo molte ore ovviamente si erano un po’ appassiti, ma loro erano tranquilli quando ci siamo salutati”. Insomma, una versione decisamente diversa da quella presentata in tribunale, dove si è raccontato di un “matrimonio da incubo”.