A Pompei scoperto un armadio sigillato dal Vesuvio per 2mila anni
A Pompei gli archeologi ricostruiscono un armadio rimasto chiuso dal 79 d.C.: al suo interno monete, utensili domestici e una collana di amuleti

A Pompei, tra gli ambienti di una casa affacciata su via dell’Abbondanza, gli archeologi hanno ricostruito il contenuto di un mobile rimasto chiuso dall’eruzione del Vesuvio. Al suo interno c’erano oggetti per la cura personale, utensili, monete e una collana di piccoli amuleti. Un ritrovamento che permette di avvicinarsi alla vita di chi abitava quella dimora.
La scoperta dell’armadio a Pompei
Il ritrovamento dell’armadio è avvenuto nella casa identificata con la sigla IX 11, 7, tradizionalmente attribuita a Cornelius Maximus, lungo una delle principali strade dell’antica Pompei. L’armadio non è arrivato fino a noi come un mobile intatto dato che il legno è scomparso, ma solo le impronte e gli altri dati raccolti durante lo scavo hanno consentito agli archeologi di ricostruirne la forma e di riconoscere gli oggetti che custodiva.
La scoperta, annunciata il 29 ottobre 2026, è legata alle indagini condotte nell’ambito del progetto di restauro e accessibilità della vicina Insula dei Casti Amanti, un’area aperta al pubblico solo da qualche anno. Questa prende il nome dalla Casa dei Casti Amanti, dove è stato ritrovato un triclinio con quadri raffiguranti lo scambio di un bacio tra due innamorati. Il contenuto dell’armadio ritrovato, che secondo le prime ipotesi apparteneva ad una donna, restituisce uno spaccato delle attività domestiche e della cura personale. Tra i reperti figurano una pinzetta e uno strumento usato per stemperare i pigmenti, un balsamario in vetro, un bruciaprofumi e una lucerna di bronzo.
Accanto a questi oggetti sono stati trovati pesi di piombo, conservati in una piccola cassetta lignea della quale restano poche tracce. La loro presenza potrebbe essere collegata a un’attività commerciale, ma la funzione precisa non è ancora certa. Nell’armadio erano riposti anche recipienti e pentole in bronzo, vetro e ceramica, oltre a un boccalino decorato con scaglie di pigna. Fra i reperti più particolari c’è una collana composta da almeno ventiquattro piccoli elementi di pasta vitrea e cristallo di rocca. I pendenti, tutti dotati di un foro per essere appesi, raffigurano divinità come Bes e Mercurio, ma anche mani, piedi, pigne e grappoli.
Il mobile custodiva inoltre un piccolo deposito di trentotto monete di bronzo, raccolte in un contenitore intrecciato con materiale vegetale. Le indagini offrono anche nuovi elementi sulla storia dell’edificio. La facciata era stata scavata nel 1912 e il nome di Cornelius Maximus deriva da iscrizioni che oggi non sono più visibili. La scoperta si inserisce nel più ampio lavoro di ricerca che continua a far emergere aspetti della vita quotidiana della città. Nel 2025, sempre nella Regio IX, è stato portato alla luce un grande complesso termale collegato a una sala per banchetti.
Le parole del direttore del Parco archeologico di Pompei
La notizia della scoperta a Pompei è stata ripresa da ‘La Stampa’, che ha riportato anche il commento del direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “Il valore di questa scoperta sta nella possibilità di leggere insieme le diverse tracce di una vita”, ha dichiarato. Il riferimento agli oggetti conservati nell’armadio aiuta a comprenderne molti aspetti. Questi non sembrano essere reperti isolati, ma testimonianze di gesti diversi, dalla cura personale alle attività domestiche, fino alla conservazione di un ricordo d’infanzia.
“Non possiamo ricostruire con certezza l’identità di chi abitava la casa, ma questi frammenti ci avvicinano alla sua quotidianità”, ha continuato il direttore. Le monete, i pesi, i recipienti e gli amuleti raccontano funzioni diverse e, insieme, restituiscono un’immagine articolata. L’eruzione ha sigillato quegli oggetti e ne ha interrotto l’uso. Oggi lo scavo consente di rileggerli come tracce di una vita pompeiana, senza poter sciogliere tutti gli interrogativi su chi li custodisse. Per ora gli oggetti rinvenuti suggeriscono una storia personale, ma non bastano a identificare con sicurezza il proprietario o la proprietaria.
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