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Il sindaco di Valmadrera ha bandito le fave per salvare un bimbo

A Valmadrera il sindaco vieta le fave per proteggere un bambino con favismo e il paese si mobilita attorno a una storia di tutela e comunità

4 min di lettura

Valentina Alfarano

Valentina Alfarano

Editor & Coach Letterario

Lavorare con le storie è la mia missione! Specializzata in storytelling di viaggi, lavoro come editor di narrativa e coach di scrittura creativa.

Valmadrera vieta le fave per un bimbo

A Valmadrera, nel Lecchese, il Comune ha deciso di introdurre alcune regole sulla coltivazione e sulla vendita delle fave per tutelare un bambino affetto da favismo.

Cosa prevede il divieto sulle fave deciso a Valmadrera

La storia, raccontata dal ‘Corriere della Sera’, è partita dalla richiesta della famiglia del bambino, che si è rivolta al Comune per trovare una forma di tutela capace di accompagnarlo anche fuori casa.

Da quel momento l’amministrazione ha avviato un confronto con Ats Brianza e, dopo alcuni mesi di approfondimenti, il sindaco Cesare Colombo ha firmato un’ordinanza con misure specifiche.

La disposizione più evidente riguarda la coltivazione delle fave, che entro un raggio di 300 metri dall’abitazione del bambino e dalla scuola elementare che frequenta non sarà possibile coltivare. L’area interessata è stata definita attraverso una mappa allegata al provvedimento, che individua con precisione le zone comprese nel divieto.

La protezione, però, si estende anche oltre questo perimetro e coinvolge le attività commerciali del paese che vendono fave fresche, insieme a bar, ristoranti e ambulanti, dovranno segnalare chiaramente la presenza del prodotto; le fave potranno inoltre essere messe in vendita soltanto all’interno di confezioni chiuse, così da limitare le possibilità di un contatto accidentale.

Anche la scuola rientra nelle precauzioni previste dall’ordinanza, e nei pasti della ristorazione scolastica e comunitaria frequentata dal bambino non potranno essere presenti fave fresche, secche o surgelate; il divieto riguarderà l’intero servizio e sarà quindi applicato a tutti gli alunni che consumano quegli stessi pasti.

Dietro le regole fissate dal Comune resta una vicenda familiare che ha coinvolto direttamente anche il sindaco. Come si legge sul giornale, Cesare Colombo ha raccontato: “Quando, dopo aver firmato l’ordinanza, ho visto la mamma entrare in Comune per ringraziarci, mi sono emozionato anch’io. Dopo tutto quello che aveva vissuto, sapere che il lavoro fatto le ha dato un po’ di serenità è stata la cosa più importante”.

Favismo nei bambini, perché è rischioso

Il favismo è una condizione ereditaria collegata alla carenza dell’enzima G6PD e può provocare, nelle persone predisposte, una crisi emolitica dopo l’esposizione alle fave; in questi casi si verifica una rapida distruzione dei globuli rossi che può avere conseguenze anche serie e richiede particolare attenzione.

Per il Comune di Valmadrera si è trattato di un caso nuovo, che ha richiesto il supporto degli specialisti, quindi chiesto il parere di Ats Brianza per capire quali misure potessero offrire al bambino una maggiore protezione negli ambienti che fanno parte della sua quotidianità.

La questione del possibile contatto con le piante richiede però una precisazione. Secondo le fonti, gli studi disponibili non permettono di affermare in termini generali che l’inalazione del polline delle fave provochi una crisi emolitica. In alcuni soggetti particolarmente sensibili sono stati tuttavia descritti malesseri gravi e il Comune ha preferito adottare un criterio di maggiore cautela.

Come si legge sul giornale, Colombo ha spiegato: “È una patologia che non conoscevo. Abbiamo ricevuto la richiesta dei genitori e, proprio perché il tema riguardava la salute di un minore, abbiamo contattato immediatamente Ats Brianza”.

La vicenda ha così finito per coinvolgere una comunità intera e Valmadrera, alle porte di Lecco, si trova adesso a fare i conti con regole che incidono su abitudini semplici come coltivare un orto o esporre un prodotto in negozio, ma che nascono dall’esigenza di rendere più sicuri gli spazi attraversati ogni giorno dal bambino.

Saranno le forze dell’ordine a verificare il rispetto delle disposizioni, mentre commercianti e residenti dovranno attenersi alle indicazioni previste. L’ordinanza costruisce così una rete di precauzioni attorno alla vita quotidiana del piccolo, dalla scuola fino alle vie del paese, e affida anche alla collaborazione della comunità una parte della sua efficacia.