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L'Ultima Cena di Leonardo ambientata a Civate: il nuovo studio

Leonardo da Vinci si sarebbe ispirato al refettorio di un monastero di Civate per dipingere l'Ultima Cena: il nuovo studio di un ricercatore ungherese

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

L'Ultima Cena

L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci potrebbe essere stata ambientata a Civate: l’ipotesi, già avanzata qualche anno fa, è tornata alla ribalta grazie al ricercatore ungherese Gabor Spielmann, protagonista di studi esposti all’Obuda Museum di Budapest.

Leonardo da Vinci, l’Ultima Cena ambientata a Civate? Lo studio

Civate è un comune italiano in provincia di Lecco: all’interno del monastero di San Calocero c’è una stanza, l’antico refettorio, che avrebbe ispirato Leonardo da Vinci per la realizzazione dell’Ultima Cena, uno dei quadri più famosi del Genio.

Basta entrare nella stanza per capire le similitudini con l’affresco che ritrae Gesù Cristo e gli Apostoli: le dimensioni sono molto simili, se non identiche, e il paesaggio che si intravede attraverso le finestre dietro i protagonisti del Cenacolo corrisponde con quello che si può osservare oggi a Civate.

L’ipotesi venne avanzata nel 2017, quando l’ingegner Dario Monti intuì la corrispondenza tra l’Ultima Cena a il refettorio di San Calocero. La teoria è stata ripresa dal ricercatore ungherese Gabor Spielmann che ha effettuato nuovi studi. “Le proporzioni e lo sfondo coincidono in modo sorprendente – le parole di Spielmann riportate dal ‘Corriere della Sera’ – non è una suggestione, ma una corrispondenza misurabile”.

L’analisi di Spielmann è stata pubblicata sul ‘Daily News Hungary’: al centro della tesi c’è l’antico refettorio, le cui dimensioni coincidono con quelle dell’affresco vinciano. “Leonardo da Vinci non avrebbe avuto motivo di comprimere le figure agli estremi – ha spiegato il ricercatore – se non stesse lavorando su uno spazio reale, con misure vincolanti”. Numeri alla mano, la larghezza della sala dipinta nell’Ultima Cena è di 565 centimetri, mentre quella dell’ex refettorio sarebbe di circa 570 centimetri: una corrispondenza quasi millimetrica.

Lo stesso ricercatore ungherese, intervistato da ‘Lecco Fm’, ha spiegato: “Se guardiamo le proporzioni tra il tavolo e la stanza sono estremamente simili a quelle dell’affresco di Leonardo, anche la larghezza della stanza corrisponde esattamente a quella che possiamo ottenere calcolandola dall’Ultima Cena. Il legame più importante è quello con il panorama che vediamo dalla stanza, i dettagli delle montagne e delle colline corrispondono tutti correttamente”.

La connessione storica tra Leonardo e il territorio di Civate

A rafforzare la tesi del ricercatore ungherese c’è anche una connessione storica: Leonardo da Vinci passò diverso tempo a Civate per studiare il territorio e progettare un sistema di canali e dighe per collegare i laghi della zona. Della questione ha parlato il professore Carlo Castagna, intervenuto nel corso di una conferenza stampa andata in scena presso la Sala Capitolare dell’ex monastero di San Calocero:

“Leonardo qui a Civate studiò il territorio, immaginò vie d’acqua, dighe, sistemi di navigazione innovativi – le parole di Castagna riportate da ‘Lecco Online’ – un ingegnere e un visionario che guardava al paesaggio e alle opportunità del territorio”.

Sullo stesso argomento si è espresso così il direttore della Fondazione Casa del cieco, Claudio Butti: “L’artista lavorava per Ludovico il Moro, ma il fratello, Ascanio Maria Sforza, cardinale e abate del monastero di San Calocero, aveva qui la sua residenza – si legge sul ‘Corriere della Sera’ – è plausibile che Leonardo, impegnato negli studi idraulici tra Adda e laghi briantei, sia stato ospitato in questo complesso”.