Tortellino della discordia, illustratrice fa causa a Ikea e vince
Un'illustratrice ha fatto causa a Ikea per aver utilizzato senza permesso una sua opera, l'immagine di un tortellino: il Tribunale le ha dato ragione

Un’illustratrice di Bologna si è accorta, grazie alle segnalazioni sui social, che una sua opera, un’immagine di un tortellino, era stata utilizzata da Ikea senza permesso: è scaturita una causa che l’ha vista trionfare.
Causa contro Ikea per l’immagine di un tortellino: cosa è successo
A raccontare cosa è successo è stata l’autrice della foto del tortellino, Cristina Cati, illustratrice bolognese e titolare del marchio Modoro, nel corso di una lunga intervista concessa a ‘Repubblica’:
“Essendo di Bologna il tortellino per me è quasi inevitabile. Nel 2020 ho creato una grafica che riproduce la forma del tortellino e, sotto, una serie di quadratini colorati che rappresentano gli ingredienti della ricetta. Ho usato una grammatica visiva che ricorda quella dei Pantone, il quadratino colorato con sotto il nome dell’ingrediente, quindi bianco per la farina, giallo per l’uovo e così via. È una grafica che ho sempre venduto nel mio shop online”.
Qualche mese dopo la creazione della grafica del tortellino, una sua follower di Instagram le ha scritto di averla vista nello store Ikea di Casalecchio, pensando inizialmente a una collaborazione ufficiale, per poi scoprire che in realtà non lo era:
“Nel dicembre del 2021 una mia follower su Instagram mi ha scritto dopo aver visto quella grafica nello store Ikea di Casalecchio. Pensava fosse una collaborazione ufficiale e mi ha fatto i complimenti, dicendomi però che le sembrava strano che io non ne avessi mai parlato. Si è avvicinata ai prodotti esposti e si è resa conto che il marchio Modoro non compariva da nessuna parte”.
Nel racconto fornito a ‘Repubblica’, Caterina Cati ha spiegato che dal colosso svedese nessuno l’aveva chiamata per una collaborazione: “Nessuno mi aveva chiesto autorizzazioni o contattata in precedenza. A quel punto la prima cosa che ho fatto è stata cercare un avvocato specializzato in diritto d’autore per capire come muovermi”.
Dopo aver “inviato una lettera di diffida, chiedendo di rimuovere immediatamente tutto il materiale”, l’azienda ha eliminato il materiale che riguardava uno dei piatti simbolo della cucina emiliana. “Però per me non bastava – ha raccontato l’illustratrice – dopo la diffida abbiamo cercato un accordo ma il punto fondamentale era proprio il riconoscimento del fatto che fosse stato commesso un utilizzo illegittimo della mia opera”.
La decisione del tribunale
A proposito della causa, l’illustratrice ha raccontato: “La causa è andata avanti per quattro anni e il Tribunale di Bologna ha riconosciuto sia i danni patrimoniali sia quelli morali. Siamo stati molto contenti perché tutte le nostre istanze sono state accolte e mi è stato riconosciuto anche un risarcimento del danno”.
L’artista di Bologna, città celebrata dal New York Times con una guida speciale, ha spiegato che il passaggio più importante di tutta la vicenda è quello della difesa del lavoro creativo: “All’inizio tantissime persone mi dicevano: Sei pazza, ma cosa fai? Siamo in Italia…Però la frustrazione e la rabbia erano troppo forti perché potessi ignorare la situazione. E infatti la cosa importante, secondo me, non è tanto aver fatto causa a un colosso come Ikea, ma il messaggio che passa: bisogna difendere il lavoro creativo, anche quando sembra sproporzionato farlo”.
E ancora: “Se non siamo noi i primi a difendere il nostro lavoro con tutti i mezzi possibili, poi diventa difficile pretendere tutela dagli altri. Questa vicenda non riguarda solo me. Riguarda anche chi acquista le mie opere. Le mie non sono grafiche fatte in serie, dietro c’è pensiero, progettazione, studio, ricerca. C’è un valore creativo che deve essere riconosciuto e rispettato”.
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