Tartarughe azzannatrici vicino Roma: la nuova scoperta
Due tartarughe azzannatrici vicino Roma nella Palude di Torre Flavia tra Ladispoli e Cerveteri riaprono l’allarme per la presenza di specie invasive

Due tartarughe azzannatrici sono state trovate vicino Roma nella Palude di Torre Flavia, tra Ladispoli e Cerveteri e il loro ritrovamento riporta l’attenzione sulla presenza di specie non autoctone negli ecosistemi locali.
Dove sono state trovate le tartarughe azzannatrici vicino Roma
Gli ultimi ritrovamenti di tartarughe azzannatrici sono avvenuti nella Palude di Torre Flavia, una riserva naturale di circa 43 ettari situata tra Ladispoli e Cerveteri, lungo la costa a nord di Roma. Si tratta di una zona umida di grande valore naturalistico, frequentata da escursionisti, scolaresche e appassionati di birdwatching.
Nel giro di pochi giorni sono stati individuati due esemplari dell’animale originario del Nord America e considerato estraneo alla fauna locale. Il primo esemplare è stato segnalato da alcuni volontari durante un’iniziativa organizzata dall’associazione ambientalista MareVivo.
Proprio mentre si svolgevano le operazioni di recupero, altri volontari hanno individuato il secondo esemplare nelle vicinanze. Il ritrovamento ravvicinato ha sorpreso anche gli operatori della riserva, perché dimostra che la presenza della specie non rappresenta più un episodio isolato.
Negli ultimi tre anni, infatti, nella stessa area sono stati recuperati quattro esemplari di tartaruga azzannatrice, un dato che ha iniziato a far riflettere gli esperti sulla possibile presenza di individui nati direttamente in natura.
Come riportato su ‘Roma Today’, il responsabile dell’area protetta Corrado Battisti ha spiegato: “Le dimensioni di questi ultimi due esemplari erano di circa 30 centimetri di carapace, più testa e zampe, grossomodo la stessa grandezza della tartaruga trovata lo scorso anno. Invece, la prima che è stata catturata nella riserva circa tre anni fa era enorme: una femmina che misurava 50 centimetri soltanto di carapace. L’ipotesi, quindi, è che questi ultimi possano essere i suoi figli, perché un esperto a cui li abbiamo mostrati ci ha spiegato che sono nati in natura.”
Sempre Battisti ha osservato che gli avvistamenti avvengono spesso lungo i sentieri frequentati dai visitatori: “Probabilmente con il caldo escono allo scoperto e, visto che gli isolotti sono coperti di canneti, ripiegano sul bordo dei sentieri che è indubbiamente più libero”.
Perché le tartarughe azzannatrici preoccupano gli esperti
La tartaruga azzannatrice, il cui nome scientifico è Chelydra serpentina, è una specie originaria del Nord America. Nel suo habitat naturale vive in laghi, paludi e corsi d’acqua lenti; in Europa la sua presenza è legata quasi sempre a esemplari liberati accidentalmente o volontariamente dopo essere stati allevati come animali domestici.
Si tratta di un rettile che in natura si è evoluto come predatore d’acqua dolce. La sua testa massiccia, le mascelle robuste e il collo lungo e muscoloso le permettono di colpire con grande rapidità, spesso restando immobile nell’acqua o nel fango in attesa della preda.
Il morso rappresenta il principale strumento di difesa dell’animale: il becco corneo è affilato e può esercitare una pressione considerevole. In natura questa caratteristica serve a catturare pesci, piccoli mammiferi o altri rettili, ma in caso di contatto con l’uomo può provocare ferite serie.
Gli esemplari recuperati nella Palude di Torre Flavia avevano un carapace di circa trenta centimetri, ma la specie può raggiungere dimensioni ben maggiori, dato che gli individui adulti possono superare il mezzo metro di lunghezza e sviluppare una notevole potenza mandibolare.
Per questo motivo gli operatori della riserva hanno invitato i visitatori alla prudenza. Gli operatori hanno lanciato un messaggio chiaro ai frequentatori della palude: “Vorremmo lanciare un appello ai visitatori e alle scolaresche: se vedete una tartaruga, non avvicinatevi: quelle azzannatrici, sono incredibilmente veloci e con un loro morso possono fare davvero male”.
La presenza di questi animali non rappresenta soltanto una questione di sicurezza per le persone che frequentano l’area, ma riguarda anche la tutela dell’ecosistema locale e si inserisce inoltre in un quadro più ampio che riguarda la diffusione delle specie invasive nella zona.
In Italia la tartaruga azzannatrice non è una specie autoctona: la sua comparsa è legata soprattutto al commercio di animali esotici e all’abbandono in natura di esemplari detenuti come animali domestici. Negli ultimi anni nella palude sono stati segnalati anche nutrie, pesci alloctoni, parrocchetti e crostacei invasivi, organismi che possono modificare gli equilibri naturali dell’ambiente.
Monitorare questi avvistamenti e intervenire tempestivamente è considerato fondamentale per proteggere uno degli ambienti naturali più fragili del litorale laziale e naturalmente queste specie animali che, loro malgrado, si trovano in ambienti estranei al loro habitat naturale senza averne alcuna colpa.
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