Allarme pesce leone in Calabria, presi due esemplari pericolosi
Catturati due esemplari di pesce leone in Calabria: torna l'allerta per la presenza di questa specie aliena pericolosa per l'uomo e l'ecosistema
In Italia si torna a parlare del pesce leone, specie aliena che può rappresentare un pericolo sia per l’uomo che per l’ecosistema marino: due esemplari sono stati catturati in Calabria.
Dove sono stati catturati i due esemplari di pesce leone
La cattura dei due esemplari di Pterois volitans, nome scientifico del pesce leone, è avvenuta nel mare di Crotone: la notizia rappresenta un campanello d’allarme per la salute del Mar Ionio e dell’intero bacino del mar Mediterraneo.
Come riportato da ‘Ilcrotonese.it’, il recupero dei due esemplari di pesce leone nelle acque antistanti la città calabrese è stato possibile grazie al provvidenziale intervento del motopeschereccio “Orlando” del comandante Armando De Gennaro.
Girolamo Parretta, il Presidente del Circolo Ibis, ha parlato così della cattura dei due esemplari di pesce leone nel mare di Crotone: “Questa cattura rappresenta un segnale che non possiamo sottovalutare – si legge su ‘Calabrianews.it’ – pesce leone è una specie invasiva altamente impattante e la sua presenza nelle acque calabresi conferma un’espansione ormai in atto. Tuttavia, episodi come questo dimostrano anche quanto sia fondamentale il ruolo dei pescatori, veri presidi del mare. Senza la loro collaborazione, molte segnalazioni andrebbero perse”.
Lo stesso Parretta ha segnalato come l’Oasi naturalistica sita all’interno del parco archeologico di Capo Colonna continuerà a “lavorare per rafforzare la rete tra cittadini, pescatori e mondo scientifico” perché “solo attraverso una collaborazione strutturata possiamo monitorare efficacemente il fenomeno e contribuire alla salvaguardia della biodiversità marina. Il Mediterraneo è un ecosistema fragile, e ogni segnalazione è un tassello prezioso per proteggerlo”.
Rivolgendosi ai cittadini e ai pescatori, il Circolo per l’Ambiente Ibis ha invitato a “segnalare eventuali avvistamenti o catture di specie sospette, evitando il contatto diretto con esemplari potenzialmente pericolosi e rivolgendosi alle autorità competenti o alle associazioni locali” in quanto “la tutela del nostro mare passa anche da queste azioni concrete: monitorare, segnalare e collaborare sono strumenti fondamentali per difendere la biodiversità del Mediterraneo e prevenire gli impatti delle specie aliene invasive”.
Perché il pesce leone è pericoloso
Il pesce leone, noto anche come pesce scorpione orientale o scorpena volante, rappresenta un pericolo per via dei suoi aculei dorsali, capaci di inoculare un veleno estremamente potente. Una puntura, infatti, può causare dolore intenso e gonfiore diffuso nell’uomo e, nei casi clinici più gravi, anche delle serie complicazioni sistemiche.
La tossina rilasciata dal pesce leone attraverso gli aculei dorsali ha un’altra particolarità allarmante: la sua persistenza biologica. Il veleno, infatti, può rimanere attivo e letale anche per 24 o 48 ore successive alla morte dell’animale: per questo motivo, ogni manipolazione accidentale di un esemplare può rappresentare un grave rischio per i pescatori e per i bagnanti.
In genere gli avvelenamenti da tossina del pesce leone vengono classificati in tre gradi: quelli del primo grado producono eritema, ecchimosi e cianosi della parte colpita. Gli avvelenamenti di secondo grado fanno comparire vesciche attorno alla puntura, mentre quelli di terzo grado producono necrosi locale e variazione della sensibilità, effetti che possono durare anche per più giorni.
Oltre ai rischi per la salute umana, il pesce leone rappresenta un pericolo anche per l’ecosistema: essendo una specie aliena originaria dell’Indo-Pacifico, è giunta nei nostri mari attraverso il Canale di Suez, trovando un habitat favorevole alla sua proliferazione.
Nel Mar Mediterraneo non esistono nemici naturali del pesce leone e questo è un vantaggio evolutivo che gli permette contemporaneamente di espandersi senza disturbo e di ridurre in maniera drastica le popolazioni di piccoli pesci e organismi bentonici di cui si nutre, alterando così gli equilibri biologici locali.
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