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Sardegna, allarme posidonia per l'estate: cosa dicono gli esperti

In Sardegna è allarme posidonia dopo il ciclone Harry: c'è chi vuole rimuoverla subito in vista della stagione estiva, ma gli esperti frenano

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Posidonia

Il ciclone Harry ha colpito la Sardegna, favorendo mareggiate che hanno ricoperto le spiagge di posidonia marina, facendo così nascere un problema: da una parte c’è chi vuole eliminarla subito dai litorali, soprattutto in vista della stagione estiva, ma dall’altra gli esperti predicano calma per la sua importanza a livello ambientale.

Allarme posidonia in Sardegna per l’estate: cosa dicono gli esperti

Una delle prime cose da definire, dopo il passaggio del ciclone Harry in Sardegna, è il piano di gestione della posidonia, riconosciuta come risorsa ambientale con un ruolo fondamentale nella protezione dei litorali.

I sindaci hanno sottolineato i problemi nella gestione della posidonia spiaggiata in vista della prossima stagione turistica, mentre gli esperti hanno ribadito la necessità di evitarne la rimozione, almeno durante questo periodo caratterizzato da una elevata attività meteomarina.

Le eventuali rimozioni della posidonia vanno valutate di caso in caso e comunque non andrebbero fatte prima del periodo primaverile. Dei possibili danni della rimozione della posidonia ha parlato Antonio Pusceddu, docente di Biologia Marina all’Università di Cagliari:

“Rimuovere la posidonia dalle spiagge? Può essere estremamente dannoso – le parole del professor Pusceddu riportate da YouTg.net – quella parte di foglie e di materiale fa parte dell’ecosistema marino e quando periodicamente viene depositato sulla spiaggia viene a raccogliere grandi quantità di sabbia che serve in pratica da consolidatore delle spiagge”.

Per Pusceddu chi punta a rimuovere subito la posidonia deve fare i conti con quella che potrebbe essere “una lotta contro un gigante perché non è detto che non ci siano altre mareggiate e di detrito di questa pianta in mare ce n’è sicuramente ancora tantissimo”.

L’importanza della posidonia nell’ecosistema costiero

La posidionia ricopre un ruolo fondamentale nell’ecosistema costiero: il posidioneto è stato indicato come “habitat prioritario” per il Mar Mediterraneo, nell’allegato I della “Direttiva Habitat”, una legge che raggruppa tutti i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) che necessitano di essere protetti.

Sono diversi i motivi che rendono la posidonia importantissima, a cominciare dal suo sviluppo figliare nell’ambiente acquatico, dove libera fino a 20 litri di ossigeno al giorno per ogni metro quadrato di prateria; al tempo stesso è capace di sequestrare nel sedimento 10 volte più di CO2 delle foreste temperate e 50 volte quella delle foreste tropicali in rapporto alla superficie coperta.

La posidonia, inoltre, produce ed esporta biomassa negli ecosistemi limitrofi e in profondità, consolida il fondale contribuendo a contrastare l’eccessivo trasporto di sedimenti sottili dalle correnti costiere e agisce da barriera soffolta che smorza la forza delle correnti. Tra i suoi punti di forza c’è anche quello di essere contemporaneamente riparo e area di produzione per molte specie marine: pesci, cefalopodi, bivalvi, gasteropodi, echinodermi e tunicati.

La regressione nel Mar Mediterraneo

Ormai da tempo le praterie di posidonia sono in regressione nel Mar Mediterraneo: si tratta di un fenomeno che con il passare degli anni è andato avanzando senza sosta, anche per via dell’aumento della pressione antropica sulla fascia costiera.

Tra le cause che contribuiscono alla regressione della posidonia, una delle principali è sicuramente l’inquinamento, essendo molto sensibile agli agenti inquinanti. Altri fattori che incidono negativamente sono la pesca a strascico, la nautica da diporto e la costruzione di opere costiere con la conseguente immissione di scarichi fognari in mare, capaci di ostacolare la fotosintesi.