San Giovanni Rotondo, perché il paese di Padre Pio è in "crisi"
San Giovanni Rotondo, il paese di Padre Pio, mostra segnali di crisi dopo la spinta del Giubileo con meno pellegrini e sempre più alberghi chiusi

San Giovanni Rotondo, il paese di Padre Pio, cresciuto per decenni intorno ai pellegrinaggi e alla Casa Sollievo della Sofferenza, deve oggi fare i conti con un rallentamento che pesa sull’economia locale e sulla sanità.
Perché il turismo religioso a San Giovanni Rotondo è in calo
Secondo quanto ricostruito nel reportage da ‘La Repubblica’, la crisi di San Giovanni Rotondo si è delineata soprattutto nei primi mesi del 2026, quando il calo dei flussi turistici ha reso più evidente la difficoltà di un sistema locale cresciuto in larga parte attorno alla devozione per Padre Pio e al movimento dei pellegrini.
Per anni il paese ha rappresentato una delle mete centrali del turismo religioso italiano. Fedeli italiani e stranieri hanno raggiunto il Gargano per visitare il santuario e la grande chiesa progettata da Renzo Piano, mentre attorno a questo flusso si sono sviluppati alberghi, ristoranti, negozi e servizi legati all’accoglienza; la diminuzione degli arrivi ha inciso proprio su questa economia, che aveva trovato nella presenza dei pellegrini il suo principale punto di equilibrio.
Il rallentamento ha coinvolto anche le strutture ricettive, dato che con la fine del vincolo di destinazione d’uso collegato ai finanziamenti del Giubileo, diversi alberghi hanno potuto cambiare funzione, alcuni hanno chiuso, altri sono diventati residenze sanitarie assistite, mentre quattro strutture sono state destinate dalla Prefettura all’accoglienza dei richiedenti asilo.
Cosa dicono i dati sulla crisi di San Giovanni Rotondo
I dati citati da ‘La Repubblica’ indicano una flessione netta da gennaio ad aprile, con gli arrivi passati da 54.679 a 43.407 e un calo pari a circa il 20 per cento. Ancora più forte è stata la riduzione dei visitatori stranieri, scesi da 25.431 a 15.617, con una diminuzione del 39 per cento.
Nunzia Dragano, presidente degli albergatori locali, ha detto: “I polacchi ci sono sempre e meno male che ci sono. Qualche sloveno, brasiliano, filippino. Ma questi primi mesi non sono stati il top”.
La difficoltà si è vista anche nel commercio dei souvenir, che per lungo tempo ha accompagnato il pellegrinaggio con statue, rosari, oggetti votivi e articoli religiosi. Secondo quanto riportato, nell’area commerciale di viale Padre Pio 24 attività su 34 hanno abbassato la saracinesca, mentre alcuni negozi rimasti aperti lavorano soprattutto la domenica, quando l’arrivo dei pellegrini consente ancora qualche vendita.
Un altro segnale riguarda il parcheggio multipiano realizzato con i fondi del Giubileo, chiuso da anni dopo il licenziamento dei dodici dipendenti. Anche questa infrastruttura racconta la difficoltà di un sistema pensato per accogliere grandi numeri e oggi costretto a interrogarsi su una nuova funzione.
Accanto alla devozione, San Giovanni Rotondo aveva costruito nel tempo anche un forte richiamo sanitario. La Casa Sollievo della Sofferenza, voluta da Padre Pio, ha compiuto settant’anni e resta una struttura rilevante per il Mezzogiorno, in particolare per molti pazienti oncologici e per le loro famiglie. L’ospedale, tuttavia, ha accumulato debiti consistenti.
‘La Repubblica’ ha parlato di almeno cento milioni di euro, mentre secondo i sindacati la cifra sarebbe molto più alta, al punto che per evitare il tracollo, il Papa ha inviato una commissione di vigilanza guidata da Maximino Caballero Ledo.
Il peso dell’ospedale nella storia del paese è stato raccontato anche da chi vi ha lavorato. Come si legge su ‘La Repubblica’, il neurochirurgo Vincenzo D’Angelo ha ricordato: “In vent’anni di carriera qui ho visto tanti pazienti venire con la speranza nel miracolo, che per loro era la guarigione”. Poi ha aggiunto: “Ma avvertivo la presenza di qualcosa che mi portava a fare scelte estreme, di intervenire su casi giudicati inoperabili. E spesso, nei diecimila interventi che ho eseguito, ci siamo riusciti”.
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