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Ricci di mare, nuova polemica in Puglia: è scontro

Nuova polemica per i ricci di mare in Puglia: è scontro dopo la fine del fermo pesca tra favorevoli e contrari a una proroga del provvedimento

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Nuova polemica in Puglia sui ricci di mare: il 5 maggio è ufficialmente terminato il fermo pesca di tre anni che era stato imposto dalla legge regionale 6/2023, ma la IV Commissione Consiliare della Regione Puglia ha deciso per una riunione d’urgenza che serve ad analizzare i dati del monitoraggio scientifico e valutare un’eventuale proroga.

La nuova polemica sui ricci di mare in Puglia

L’audizione presieduta da Antonio Tutulo e richiesta dal consigliere Paolo Pagliaro ha finito per mettere a nudo le tensioni tra chi sostiene la necessità di proteggere una specie a rischio come i ricci di mare e chi, invece, si preoccupa della sopravvivenza economica dei pescatori.

I dati presentati dal professor Stefano Piraino di Unisalento hanno mostrato i segnali positivi della sospensione della pesca, con i ricci osservati che risultano mediamente più grandi, evidenza che la popolazione ha avuto a disposizione il tempo necessario per crescere e potenziare la propria capacità riproduttiva nel periodo del fermo pesca.

Gli ultimi dati, tuttavia, sono limitati al Salento, mentre la situazione a Nord di Brindisi resta ancora un’incognita: per questo motivo l’Arpa Puglia ha suggerito di non affrettare le riaperture senza poter avere una visione più omogenea di tutto il litorale pugliese.

Se da una parte sono emersi benefici dal punto di vista ambientale, il rovescio della medaglia è rappresentato dalle problematiche vissute dai pescatori: il fermo pesca ha in qualche maniera incentivato i bracconieri e il mercato nero a discapito dei pescatori dotati di regolare licenza. Questa tesi, come si legge su ‘BariToday’, è supportata anche dalla Guardia di Finanza e dalla Capitaneria di Porto, che hanno confermato come i sequestri di prodotto pescato in modo abusivo siano ancora all’ordine del giorno.

La proposta delle associazioni di categoria sui ricci di mare

Le associazioni di categorie propongono di abbandonare il divieto assoluto di pesca per adottare un sistema di cogestione più rigido ma al tempo stesso sostenibile. Una delle proposte più gettonate è quella sostenuta da Coldiretti Pesca, Confcooperative e Vila Pesca che consiste nell’autorizzare il prelievo solo ai professionisti con licenza, attraverso l’apertura di finestre temporali limitate a determinati mesi dell’anno, istituendo anche un tetto massimo di cattura.

Una riapertura controllata, inoltre, per funzionare al meglio dovrebbe anche essere supportata dalla tracciabilità: in questo senso i pescatori sarebbero obbligati a provvedere a una serie di comunicazioni tramite una piattaforma telematica, come la destinazione dei prodotti e le varie uscite in mare. Contestualmente, si procederebbe anche a un inasprimento delle sanzioni per i trasgressori, e al divieto di vendita della polpa di riccio non certificata, in particolare per scoraggiare e provare a stroncare una volta per tutte il mercato degli abusivi.

L’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, ha annunciato una nuova legge per regolare la pesca dei ricci di mare: “Dobbiamo trovare un equilibrio tra tutela ambientale, legalità e salvaguardia del lavoro – le parole dell’assessore Paolicelli riportate da parte di ‘Buonasera24.it’ – proteggere il riccio di mare significa preservare un patrimonio naturale fondamentale per il nostro ecosistema, ma anche sostenere un comparto economico che rappresenta tradizione, occupazione e identità delle comunità costiere pugliesi”.