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In Puglia i ricci di mare sono un caso: "Nulla sarà come prima"

I ricci di mare sono un caso in Puglia: la situazione di produttori e ristoratori quando manca ormai poco alla fine del fermo biologico alla pesca

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Ricci di mare

I ricci di mare in Puglia sono un caso: il fermo biologico alla pesca, ormai in vigore da tre anni, ha aperto la strada all’importazione dall’estero, facendo lievitare i costi per i consumatori.

Puglia, il caso dei ricci di mare: cosa sta succedendo

Il fermo biologico ha influito in maniera negativa su tante realtà locali: c’è chi non tratta più i ricci di mare, perché la decisione imposta dalla Regione li ha portati a desistere, a causa di costi d’importazione molto diversi rispetto a prima.

Dopo tre anni, il blocco finirà a partire dal mese di maggio del 2026, ma non è necessariamente una buona notizia. Un pescatore pugliese, a ‘Repubblica’, ha spiegato: “Sarà anche peggio, i ricci già prima quasi non si trovavano, hanno aspettato troppo a bloccare la pesca e il mare è arrivato stremato a questo fermo di tre anni”.

I pescatori di zona sono sicuri: “nulla sarà come prima”. Tra Savelletri e Torre Canne, quello che era considerato il paradiso dei ricci ha dovuto fare i conti con un fermo che ha cambiato tutto: prima aperitivi a base di spumante e ricci di mare che facevano sognare i turisti, oggi un prodotto che a causa del fermo non è più fresco come una volta, e costa anche di più.

La questione è anche di riproduzione, come spiegato dal biologo marino Gianni Bello: “In passato i ricci di mare di pescavano uno alla volta, poi a decine. Li abbiamo depredati, quando la popolazione scende al di sotto di una certa densità, il riccio non riesce più a riprodursi efficacemente. Per una ripresa serviranno anni”.

Il blocco della pesca dei ricci di mare in Puglia, lo ricordiamo, è entrato in vigore nel 2023 e venne motivato dal forte “sovrasfruttamento della specie e dal rischio concreto di rarefazione o estinzione locale”. Una misura simile era stata adottata anche in Sardegna, con termine fissato alla fine del mese di aprile del 2025: azioni ritenute necessarie per via dell’impoverimento dei fondali, causato dal prelievo intensivo che ha reso il riccio di mare una specie a rischio estinzione.

Il cambiamento dei prezzi

Nella maggior parte dei casi, da quando è stato disposto il fermo sulla pesca dei ricci di mare, quelli che si trovano sulle tavole dei locali in Puglia sono importati: dall’estero, in modo particolare dalla Grecia e dalla Croazia, ma anche dall’Italia, specialmente da Chioggia, nel Veneziano.

La richiesta è rimasta praticamente la stessa, a cambiare è la provenienza dei ricci di mare e ovviamente anche i prezzi: se pochi anni fa la media era all’incirca di 70 centesimi a riccio, oggi sono praticamente raddoppiati. L’incremento dei prezzi è inevitabile per via delle importazioni: ogni viaggio in traghetto costa tra i 400 e i 500 euro e rispetto a qualche anno fa è aumentato anche il costo del carburante.

Dover importare ricci di mare da fuori non incide tanto sulla qualità del prodotto, ma crea comunque una differenza: il pesce acquistato in Grecia o in Croazia arriva dopo tre giorni Puglia e una volta sulla tavola rimane sempre buono ma come assicurato da un pescatore locale, per il consumatore “è la stessa differenza che c’è tra mangiare la verdura appena raccolta o farlo tre giorni dopo”.