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Monza "tranquilla ma razzista" per Le Monde: è polemica

Il giornale francese Le Monde ha pubblicato online un articolo che definisce la città di Monza "tranquilla ma razzista" causando molte polemiche

4 min di lettura

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

Monza

Monza è finita al centro dell’attenzione della stampa internazionale per un reportage dedicato alla sicurezza, all’immigrazione e alle tensioni politiche. A sollevare il caso è stato il quotidiano francese Le Monde, che ha descritto il capoluogo brianzolo come una delle città più tranquille d’Italia, ma attraversata da quella che, nel titolo, viene definita “un’atmosfera razzista“. Una rappresentazione destinata a far discutere, soprattutto perché costruita a partire da un episodio di vandalismo che ha coinvolto la città qualche mese fa.

Il reportage pubblicato da Le Monde su Monza

Monza si trova in Lombardia, a pochi chilometri da Milano, ed è il capoluogo della provincia di Monza e della Brianza. È il comune più popoloso del territorio brianzolo e rappresenta uno dei principali centri economici della regione. La città è conosciuta in tutto il mondo soprattutto per l’Autodromo Nazionale, sede del Gran Premio d’Italia di Formula 1, ma anche per la Villa Reale, il suo grande Parco e un tessuto produttivo fortemente legato all’industria e ai servizi.

È proprio questa città prospera e generalmente considerata sicura a essere diventata la protagonista di un reportage firmato da Allan Kaval, giornalista di Le Monde. L’articolo, pubblicato il 24 settembre 2026 all’interno di una serie dedicata alla crescita dell’estrema destra in Europa, riporta il titolo: “A Monza, en Lombardie, une ‘atmosphère raciste décomplexée’”, ovvero A Monza, in Lombardia, “un’atmosfera di razzismo ormai sdoganato”. L’articolo descrive Monza come “una delle città più tranquille d’Italia”, ma sostiene che sia stata raggiunta anche da un’atmosfera razzista. 

Il punto di partenza scelto dal quotidiano francese è il danneggiamento di una delle statue del Ponte dei Leoni, avvenuto nelle prime ore del 1° gennaio 2026. Un petardo fatto esplodere nella bocca del leone in marmo aveva provocato il distacco di una parte del muso. Il filmato dell’episodio, circolato rapidamente sui social, aveva suscitato indignazione e acceso il dibattito sulla sicurezza in città. Prima che fossero identificati i responsabili, il gesto era stato collegato da alcune persone, soprattutto nei social, ai “maranza”.

Il termine “maranza”, come spiega Le Monde, è utilizzato nel dibattito pubblico per indicare soprattutto giovani di origine straniera. Si erano così moltiplicate le accuse contro l’immigrazione e le politiche di integrazione, insieme alle critiche rivolte all’amministrazione comunale, giudicata troppo tollerante sul tema della microcriminalità. Le indagini condotte dalla Polizia di Stato e dalla Polizia locale hanno però portato all’identificazione di minorenni italiani, di età compresa inizialmente tra i 15 e i 17 anni. Il monumento è stato restaurato e il Comune ha annunciato l’intenzione di chiedere ai responsabili il risarcimento dei danni.

La risposta del sindaco di Monza e le polemiche politiche

Come riporta il ‘Corriere della Sera’, il sindaco Paolo Pilotto ha poi sottolineato che gli autori del gesto vandalico erano “figli e nipoti di italiani“. Il reportage francese non si limita, però, al vandalismo. Esamina anche il clima politico cittadino, le discussioni intorno alla stazione e alla zona della movida, le preoccupazioni di commercianti e residenti e la presenza di gruppi della destra radicale. L’amministrazione comunale di Monza ha ricordato gli interventi realizzati per rafforzare la sicurezza, tra nuove telecamere e l’aumento del personale.

Sono, inoltre, state predisposte attività di prevenzione nelle scuole e nei luoghi di aggregazione, soprattutto tra i giovani. Tutto questo, però, non ha convinto Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega nel Consiglio regionale della Lombardia. Come riporta sempre il ‘Corriere’, Corbetta avrebbe detto: “Chiedere sicurezza non è razzismo”, sostenendo che famiglie, commercianti e pendolari debbano poter esprimere le proprie preoccupazioni senza essere accusati di xenofobia.