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L'antico mistero dello scorpione di Montecristo è stato risolto

Svelato l’enigma dello scorpione di Montecristo: il DNA ricostruisce una storia antica iniziata quasi 26 milioni di anni fa nel Mar Mediterraneo

4 min di lettura

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

Lo scorpione di Montecristo vive soltanto su una delle isole più protette e inaccessibili dell’Arcipelago Toscano. Per anni le sue origini hanno rappresentato un rompicapo per gli studiosi. Ora le analisi genetiche hanno permesso di ricostruire un viaggio evolutivo cominciato milioni di anni fa.

Lo scorpione di Montecristo e l’enigma delle sue origini

Il protagonista di questa storia è l’Euscorpius oglasae, un piccolo scorpione endemico di Montecristo. Il termine “endemico” indica una specie presente esclusivamente in un territorio circoscritto. In questo caso, l’animale vive soltanto sull’isola toscana di Montecristo e non è stato individuato naturalmente in nessun’altra parte del mondo. Montecristo è una delle sette isole principali dell’Arcipelago Toscano e si trova nel Mar Tirreno, a circa 63 chilometri dalla costa. Si tratta di una riserva naturale inserita nel territorio del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ed è una delle isole dove è vietato andare in vacanza in Italia.

La sua posizione isolata, la limitata presenza umana e le rigide misure di tutela hanno permesso la conservazione di un ecosistema particolarmente prezioso.  Lo scorpione prende il proprio nome scientifico dall’antica denominazione di Montecristo, chiamata in passato Oglasa. La sua presenza sull’isola, però, è stata a lungo un enigma che in molti hanno provato a risolvere. Le caratteristiche morfologiche dell’Euscorpius oglasae suggerivano, infatti, una parentela con l’Euscorpius balearicus, specie che vive nelle Isole Baleari. Montecristo e l’arcipelago spagnolo, però, sono abbastanza distanti.

Gli scorpioni appartenenti a questo gruppo, inoltre, hanno una mobilità ridotta e non sembrano animali capaci di attraversare autonomamente distanze così ampie. L’enigma era quindi su come potessero due specie tanto simili vivere oggi in territori così lontani? Gli scorpioni, proprio perché si spostano poco e possono rimanere isolati a lungo, conservano nel DNA le tracce di separazioni geografiche avvenute milioni di anni fa. Questi possono così diventare una sorta di archivio delle trasformazioni subite da un territorio.

Lo studio che ha svelato l’enigma dello scorpione di Montecristo

Come riporta ‘Ansa’, la risposta al mistero dell’origine dello scorpione di Montecristo arriva dallo studio intitolato Ancient Divergence, Recent Island: Microplate Fragmentation and Dispersal Explain Disjunct Distributions of Western Mediterranean Scorpions, pubblicato sul Journal of Biogeography. La ricerca è stata realizzata da studiosi legati all’Università di Lisbona, all’American Museum of Natural History di New York e all’Università di Torino.

Le analisi hanno confermato che lo scorpione di Montecristo e quello delle Baleari sono imparentati. Secondo la ricostruzione, i rispettivi lignaggi si separarono circa 25,9 milioni di anni fa, durante l’Oligocene. Questo non significa che l’esemplare oggi presente a Montecristo abbia quasi 26 milioni di anni, ma che a quell’epoca cominciò la differenziazione della sua linea evolutiva rispetto a quella del parente delle Baleari. La precisazione è importante perché il dato genetico riguarda la separazione tra i lignaggi, non l’età dell’animale.

La scoperta ha reso il caso ancora più interessante dato che Montecristo sarebbe emersa soltanto tra 8,4 e 7,2 milioni di anni fa. La ricerca riporta anche che il Mar Mediterraneo era diverso da come lo conosciamo ora. La spiegazione degli esperti parla di una frammentazione di un’antica microplacca che comprendeva aree oggi separate, tra le quali le Baleari, la Calabria, la Corsica, la Sardegna e la Sicilia. Quando questa struttura geologica cominciò a dividersi e a spostarsi, così anche le diverse popolazioni di scorpioni rimasero isolate su blocchi differenti.

Il passaggio verso Montecristo sarebbe avvenuto soltanto dopo la comparsa dell’isola. Gli autori considerano probabile un episodio di dispersione favorito da terre temporaneamente emerse o da collegamenti oggi scomparsi. Sempre su ‘Ansa’ si leggono le parole di Matteo Arcenni, presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano: “Questi risultati scientifici straordinari dimostrano ancora una volta quanto le nostre isole siano scrigni inestimabili di biodiversità e veri e propri laboratori d’evoluzione a cielo aperto.”