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La pipì dei cani è diventata un problema a Pratola Peligna

Un’ordinanza sulla pulizia della pipì dei cani a Pratola Peligna fa discutere: ecco cosa prevede, le sanzioni e perché gli animalisti la contestano

3 min di lettura

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

La pipì dei cani è un problema

A Pratola Peligna, in Abruzzo, una nuova ordinanza comunale ha portato le passeggiate con i cani al centro di una disputa tra amministrazione e associazioni animaliste. In particolare, la discussione non riguarderebbe le uscite con i cani ma l’obbligo di lavare con acqua la pipì dei cani nelle aree pubbliche. Il provvedimento ha acceso il confronto con le associazioni animaliste e una di loro ha anche presentato ricorso al Tar.

Pratola Peligna, cosa prevede l’ordinanza sulla pipì dei cani

Pratola Peligna è un comune della provincia dell’Aquila, nel cuore della Valle Peligna, a breve distanza da Sulmona. Il paese è conosciuto soprattutto per il Santuario della Madonna della Libera, luogo da secoli meta di pellegrinaggi. È proprio qui che ha avuto origine una controversia che sembra essere destinata a proseguire in tribunale. Come riportato da ‘TgCom 24’, l’ordinanza n. 28, firmata dalla sindaca Antonella Di Nino, impone ai proprietari e a chi accompagna i cani di lavare con acqua le superfici pubbliche sulle quali gli animali hanno urinato.

Per rispettare la disposizione, chi porta a spasso un cane deve così avere con sé una bottiglietta, uno spruzzatore o un altro contenitore con acqua. Il provvedimento prevede multe da 25 a 500 euro per chi non rispetta le nuove disposizioni. Il Comune punta così a limitare odori e tracce sulle superfici urbane. L’obbligo, però, ha sollevato interrogativi pratici su quanta acqua serva, su come portarla durante tutta la passeggiata e su cosa accada se le scorte finiscono mentre si è fuori.

Il caso si inserisce in un più ampio dibattito sulle regole e sui contributi legati ai cani che hanno fatto discutere in diverse regioni, anche se nel caso abruzzese non si tratta di un tributo, ma di un obbligo di comportamento.

Il ricorso degli animalisti contro l’ordinanza del sindaco

L’associazione Tutela Diritti Animali Ets, attraverso il presidente Gabriele Bettoschi e assistita dall’avvocato Massimo Rizzato, ha presentato ricorso al Tar Abruzzo chiedendo l’annullamento parziale dell’ordinanza e la sospensione del provvedimento. Secondo l’associazione, portare acqua sufficiente per intervenire può diventare difficile per molte persone, come chi ha più cani, chi accompagna animali di grossa taglia e le persone anziane. Viene inoltre segnalata la scarsità di fontanelle pubbliche da cui rifornirsi.

Le parole di Bettoschi sono state riportate sempre da ‘TgCom 24’: “Chiedere di girare con scorte di acqua per lavare ogni singola minzione è un onere impossibile da sostenere.” L’associazione e tutti coloro che sono contrari all’ordinanza pensano che questa prescrizione non possa essere applicata con facilità in tutte le situazioni. Nel ricorso viene messa in discussione anche l’efficacia igienica del semplice risciacquo usando l’acqua. A favore della loro posizione hanno anche ripreso alcune dichiarazioni dell’infettivologo Matteo Bassetti.

Il caso di Pratola Peligna si inserisce in una discussione più ampia sul rapporto tra responsabilità dei proprietari, tutela degli animali e regole negli spazi pubblici. Non è la prima ordinanza sui cani che finisce al centro delle discussioni. Qualche mese fa, infatti, si è discusso sull’introduzione di un contributo volontario per i proprietari di cani. Questo è successo a San Giorgio su Legnano, nel milanese, dove vivono 280 bambini e ben 850 cani, così il sindaco ha proposto un contributo per i proprietari di cani.