L'isola "fantasma" di Venezia sta per riaprire: cos'è diventata
San Giacomo in Paludo, "l'isola Fantasma", dopo essere stata abbandonata è stata riconvertita in un luogo destinato all'arte e alla sostenibilità

Venezia è una delle località più straordinarie al mondo e il suo territorio non è fatto solo di località blasonate ma anche di isole minori, luoghi spesso invisibili al turismo di massa. Tra queste c’è San Giacomo in Paludo, a lungo nota come un’isola “fantasma” perché senza residenti, segnata dall’abbandono e rimasta per decenni fuori dai percorsi ordinari. Ora, dopo un importante recupero, questo lembo di terra tra Murano e Burano si prepara a una nuova vita.
L’isola “fantasma” di Venezia: dove si trova San Giacomo in Paludo e perché si chiama così
San Giacomo in Paludo si trova nella Laguna di Venezia, non lontano dalle altre famose isole, come Murano, Burano e Torcello. Non è tra le isole più note ai visitatori, anche perché per molto tempo non è stata facilmente accessibile. Da qui è nata l’idea di chiamarla “isola fantasma”. Non era considerata un luogo misterioso ma un territorio privo di popolazione residente e con edifici in parte abbandonati al degrado.
Il nome San Giacomo in Paludo descrive come doveva essere in origine il suo territorio, ovvero un ambiente paludoso e umido. Le prime informazioni sulla storia dell’isola risalgono all’XI secolo, quando qui sono stati costruiti un monastero e un “hospitale” dedicati a San Giacomo Maggiore, pensati come punto di accoglienza per pellegrini, viandanti e naviganti. Nei secoli successivi San Giacomo ha poi cambiato più volte destinazione d’uso. Dal 1238 ha ospitato una comunità di monache cistercensi per quasi due secoli e poi l’isola è stata utilizzata come lazzaretto e convento.
Il cambiamento più netto, però, è arrivato nell’Ottocento, con la soppressione napoleonica degli ordini religiosi e la trasformazione dell’isola in un sito militare con polveriere, depositi e strutture difensive. Dalla metà degli anni Sessanta, poi, il sito è stato abbandonato e da quel momento San Giacomo in Paludo è entrata in una lunga fase di abbandono. Le cose sono nuovamente cambiate nel 2018 quando l’isola è stata acquistata da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Agostino Re Rebaudengo da Cassa Depositi e Prestiti e così ha cambiato di nuovo volto.
San Giacomo in Paludo, cosa è diventata e il nuovo piano per l’isola
Oggi San Giacomo in Paludo non è più un’ex isola della laguna abbandonata. È diventata la nuova sede a Venezia della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, istituzione non profit per l’arte contemporanea che punta a trasformare l’isola in uno spazio dedicato ad arte e sostenibilità. San Giacomo, infatti, è stata pensata anche come un ecosistema pensato per ridurre l’impatto sull’ambiente lagunare. Il progetto intreccia la programmazione culturale della Fondazione con le attività di ricerca sulla sostenibilità di Asja Energy, società benefit impegnata nelle energie rinnovabili.
Il programma iniziale prevede un’apertura graduale e comprende mostre, installazioni ed eventi. Il punto più interessante è che il recupero non riguarda solo gli edifici. Agostino Re Rebaudengo, presidente di Asja Energy, ha spiegato sul sito della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: “San Giacomo è stata salvata dall’abbandono attraverso un Progetto di Recupero che non si è limitato al restauro architettonico ma ha strutturato l’intera isola come un ecosistema di economia circolare.”
Anche l’accessibilità sarà progressiva, dato che al momento l’isola non si può raggiungere con i mezzi pubblici da Venezia. La Fondazione nel sito indica la possibilità di fare visite guidate per gruppi con prenotazione e una permanenza limitata alla durata della visita. Questo dettaglio è importante perché spiega che San Giacomo è un luogo da visitare con regole, tempi e modalità compatibili con la sua fragilità.
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