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Hamleys saluta l'Italia: è il brand di giochi più antico al mondo

Si arresta il progetto del brand di giochi più antico al mondo: perché Hamleys chiude i suoi negozi in Italia a meno di un anno dall’arrivo

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Valentina Alfarano

Valentina Alfarano

Editor & Coach Letterario

Lavorare con le storie è la mia missione! Specializzata in storytelling di viaggi, lavoro come editor di narrativa e coach di scrittura creativa.

Hamleys chiude in Italia

Per anni è stato sinonimo di stupore e ora quella scena si spegne. Hamleys, nome storico del mondo dei giocattoli, ha deciso di interrompere la sua presenza in Italia dopo un debutto che sembrava promettere una lunga permanenza.

Cos’è Hamleys

Hamleys è uno dei nomi più riconoscibili nel settore dei giocattoli a livello internazionale. Nato nella Londra della seconda metà del Settecento, il marchio ha attraversato oltre due secoli di storia mantenendo un’identità precisa: quella di un negozio in cui il gioco è prodotto ed esperienza. N

Il suo store principale, nel cuore della capitale britannica, è spesso citato come il più antico negozio di giocattoli ancora in attività al mondo. Il marchio affonda le sue origini nell’attività avviata nel 1760 da William Hamley e ha consolidato nel tempo un profilo fortemente simbolico, legato anche al ruolo di fornitore ufficiale di giochi destinati agli eredi di Casa Windsor.

Intorno a questa longevità si è costruita una narrazione fatta di tradizione e qualità che hanno contribuito a rendere il marchio riconoscibile ben oltre i confini del Regno Unito.

L’arrivo in Italia aveva puntato proprio su questa forza evocativa e i negozi erano stati pensati come grandi spazi immersivi, capaci di attrarre sia bambini che adulti, turisti e curiosi; un modello che, almeno sulla carta, sembrava adattarsi bene ai contesti urbani scelti per l’espansione.

Perché Hamleys ha deciso di lasciare l’Italia

Negli ultimi anni anche marchi storici del commercio fisico hanno iniziato a rivedere i propri modelli di presenza sul territorio, soprattutto in un contesto segnato dall’aumento dei costi di gestione e da equilibri economici sempre più instabili, e dove la difficoltà di sostenere strutture complesse e spazi ad alta visibilità ha inciso sulle strategie di molte realtà internazionali.

In questo quadro si inserisce la scelta di Hamleys, che aveva già avviato una riorganizzazione della propria rete globale; nel Regno Unito, infatti, il gruppo aveva annunciato la chiusura di numerosi punti vendita, con grande delusione di adulti e bambini, per via di una misura legata alla necessità di contenere le spese operative pur in presenza di risultati economici complessivamente positivi.

In Italia il marchio operava attraverso una partnership con Giochi Preziosi. Come riportato su ‘La Repubblica’, l’Unione sindacale di base, Usb ha parlato di “una decisione improvvisa, comunicata ai lavoratori e alle lavoratrici nel fine settimana dal gruppo Giochi Preziosi, che controlla il marchio nel nostro Paese. La società fa sapere che è stata disposta la chiusura degli esercizi commerciali di Hamleys per fronteggiare una situazione di temporanea difficoltà economico-finanziaria e che si intende accedere a uno strumento di regolazione della crisi”.

Quali negozi Hamleys chiudono in Italia

La chiusura ha coinvolto tutti i punti vendita aperti in Italia. Le serrande sono rimaste abbassate nei negozi di Milano, Roma e Bergamo, localizzati in aree strategiche ad alta visibilità. Si trattava di store inaugurati da poco tempo, scelti per intercettare un pubblico ampio e per fungere da vetrina del progetto di espansione nazionale.

Il punto vendita di Milano aveva aperto nel settembre 2023, mentre quello di Roma era stato inaugurato nella primavera del 2024, a pochi passi dalle principali istituzioni. Bergamo rappresentava un ulteriore tassello di una rete che, nei piani iniziali, avrebbe dovuto crescere rapidamente. Era prevista infatti l’apertura di altri negozi in diverse città italiane, progetto che si è però arrestato bruscamente.

Resta più incerta la situazione dello store di Pompei, che risultava operativo online ma che, secondo quanto riferito dai lavoratori, non sarebbe più stato gestito direttamente con la stessa formula adottata per gli altri punti vendita.