Caso eliski sulle Dolomiti: attacco alla Fondazione Unesco
Il caso eliski sulle Dolomiti riaccende la polemica contro la Fondazione Unesco tra voli turistici promesse mancate e accuse degli ambientalisti

Il ritorno dell’eliski sulle Dolomiti ha riportato alla luce una frattura mai sanata tra promozione turistica e tutela ambientale, e alcune recenti offerte di voli turistici in elicottero hanno riacceso il dibattito sul ruolo della Fondazione Dolomiti Unesco, chiamata in causa da ambientalisti e operatori locali.
Al centro della discussione c’è la coerenza tra il riconoscimento Unesco e le pratiche consentite sui territori montani: le Dolomiti, patrimonio naturale di valore universale, tornano così al centro di una polemica che non riguarda solo lo sci, ma il modello di sviluppo scelto per uno degli ambienti alpini più delicati d’Europa.
Caso eliski sulle Dolomiti: cosa sta succedendo
La miccia che ha riacceso il confronto è stata la diffusione online di proposte commerciali legate a voli turistici in elicottero e all’eliski, presentati come esperienze esclusive tra alcune delle vette più iconiche delle Dolomiti. Come riportato su ‘Il Nordest.it’, in un annuncio internet compare la dicitura “Heliunion vi propone voli mozzafiato in elicottero. Il Lago di Garda e le Dolomiti”, insieme all’espressione “l’impianto di risalita più veloce del mondo”, riferita proprio all’eliski.
L’offerta promette spostamenti rapidi e diretti verso le piste, puntando su comfort e riduzione dei tempi di attesa. Nello stesso materiale promozionale, sempre secondo quanto riportato, si legge anche “Con il nostro elicottero vi portiamo sulle piste da sci circondate dal paesaggio mozzafiato delle Dolomiti direttamente dal vostro hotel, senza ingorghi edisagi”.
A questo si aggiunge una proposta di collegamento tra diversi comprensori sciistici: “Nella stagione invernale offriamo voli di trasferimento da stazione sciistica a stazione sciistica. Volate con noi nelle famose località sciistiche come Alta Badia (Sella Ronda), Val Gardena, Cortina d’Ampezzo, Obereggen, Plan de Corones, St. Anton, Saalbach, Courchevel e molte altre”.
La comparsa di questi annunci ha riportato l’attenzione su un nodo irrisolto: la mancanza di una normativa uniforme. In alcune aree dolomitiche l’eliski è vietato, in altre è soggetto a limiti stringenti, mentre altrove risulta di fatto praticabile; questo quadro frammentato consente di aggirare i divieti spostandosi da un territorio comunale all’altro, alimentando un senso di elusione delle regole.
Anche dal mondo dell’ospitalità arrivano prese di posizione critiche. L’albergatore Leandro Grones ha sintetizzato il problema affermando “Non abbiamo voluto l’Unesco per proteggere le zanzare meccaniche”.
Perché la Fondazione Dolomiti Unesco è criticata
Le critiche più articolate arrivano dalle associazioni ambientaliste, che chiamano direttamente in causa la Fondazione Dolomiti Unesco, ritenuta responsabile di non aver garantito il rispetto degli impegni assunti in fase di riconoscimento.
Gigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness, ha ricordato che “Basta violazioni, basta promesse tradite. Il percorso partecipato che aveva portato al piano di gestione del patrimonio naturale Unesco delle Dolomiti si era chiuso con un impegno chiaro: stop ai voli turistici sugli ecosistemi più fragili delle Alpi, in attesa di una normativa nazionale più severa anche Veneto e Friuli Venezia Giulia avrebbero adottato le stesse tutele già previste dalle Province di Trento e Bolzano”.
Secondo gli ambientalisti, quel quadro di tutele non sarebbe stato applicato. La posizione espressa è che “Oggi possiamo dirlo senza mezzi termini: quelle promesse sono state tradite. La Fondazione non solo non ha difeso il patrimonio che dovrebbe rappresentare, ma ha lasciato campo libero a ogni abuso. Il risultato? Sulle Dolomiti si vola come e quando si vuole, senza controlli, senza limiti, senza alcun rispetto per la fauna, per il diritto al silenzio, per chi vive e cammina in queste montagne”.
Nel dibattito rientrano anche pratiche considerate emblematiche di una gestione orientata alla massimizzazione dell’offerta turistica, come l’uso dell’elicottero per il trasporto di neve in quota. Un quadro che, secondo le associazioni, restituisce “la fotografia di un territorio dove l’arroganza umana sembra non conoscere confini”, con istituzioni percepite come poco incisive nella difesa dei beni comuni e dei valori tradizionali della cultura alpina.
Particolarmente contestata è la presenza del riferimento Unesco nel materiale promozionale dei voli. Mountain Wilderness ha sottolineato che “Se è autorizzata, è gravissimo. Se non lo è, è una violazione palese del regolamento della stessa Fondazione”, parlando di un territorio che rischia di trasformarsi in un prodotto da vendere al miglior offerente e chiedendo “un immediato cambiamento di rotta; che il patrimonio Unesco venga finalmente rispettato”.
Sul tema è tornato anche Leandro Grones, che “L’Unesco ha riconosciuto le Dolomiti non perché zeppe di elicotteri per turisti, ma per aspetti naturali, paesaggistici e anche culturali”, e avvertendo che un uso distorto del richiamo Unesco potrebbe, nel tempo, ripercuotersi negativamente sull’economia turistica e sulle comunità che vivono la montagna.
Il caso eliski, dunque, continua a rappresentare un banco di prova per la credibilità delle tutele Unesco e per il futuro equilibrio tra valorizzazione e salvaguardia delle Dolomiti.
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