Caso Bunet a 4 Ristoranti di Borghese, è polemica a Torino
Durante la puntata di 4 Ristoranti Torino esplode il caso bunet, una polemica che accende il dibattito sulla ricetta tradizionale del dolce piemontese
L’ultima puntata di 4 Ristoranti, ambientata a Torino e andata in onda nell’undicesima stagione del programma condotto da Alessandro Borghese, ha acceso una discussione inattesa sulla cucina piemontese. Al centro del confronto è finito il bunet, celebre dolce della tradizione regionale, che ha alimentato un dibattito sulla ricetta autentica del dolce.
Perché il bunet ha scatenato la polemica a 4 Ristoranti
La discussione è nata nel corso dell’ultima puntata di 4 Ristoranti, trasmessa nell’undicesima stagione del programma. L’episodio è stato girato a Torino e ha visto sfidarsi quattro locali della città: la Piola di Reaglie, la Trattoria Cerere, la Trattoria del Falabrach e la Piola Sabauda.
Il momento che ha fatto nascere il dibattito si è verificato durante l’assaggio di uno dei dessert proposti in gara da una concorrente, il bunet. Come riportato su “Dissapore”, infatti, la titolare della Trattoria Cerere, Francesca Lazzerin, ha osservato durante la degustazione: “Si vede che non hanno messo abbastanza uova“.
La frase ha provocato una reazione immediata da parte di un altro ristoratore in gara. Roberto Forno, proprietario della Piola Sabauda, ha risposto con sorpresa: “Scusami, l’uovo nel bunet?”.
La conversazione è proseguita poi con toni ironici e un certo spirito competitivo, come spesso accade nel programma condotto da Alessandro Borghese. Tuttavia quella breve scena ha innescato una polemica tra spettatori e appassionati di cucina piemontese.
Numerosi commenti online hanno sottolineato che la maggior parte delle ricette diffuse oggi include effettivamente le uova tra gli ingredienti principali. In molti casi le dosi indicano da due a quattro uova per ogni litro di latte, elemento che serve a dare consistenza al dolce durante la cottura.
Il confronto, nato quasi per caso durante la gara televisiva, si è quindi trasformato in un piccolo caso mediatico che ha coinvolto pubblico, cuochi e appassionati di tradizioni regionali.
Cos’è il bunet o bonet piemontese e la ricetta
Per comprendere l’origine della discussione è utile ricordare che il bunet – chiamato anche bonet – è uno dei dessert più rappresentativi della cucina piemontese. Si tratta di un dolce al cucchiaio che ricorda nella forma un budino o un crème caramel.
La preparazione tradizionale prevede generalmente latte, zucchero, cacao o cioccolato, amaretti sbriciolati e uova. Il composto viene poi cotto in forno a bagnomaria e servito freddo, con una consistenza compatta e cremosa.
Nella maggior parte delle ricette moderne la presenza delle uova è considerata un elemento fondamentale della preparazione, proprio perché contribuisce alla struttura del dolce e al risultato finale.
La storia del bunet, però, racconta anche di alcune varianti locali. In Piemonte esistono infatti diverse tradizioni culinarie che hanno influenzato la ricetta nel tempo e una delle versioni più diffuse è quella delle Langhe, più ricca e caratterizzata dalla presenza del cacao o del cioccolato. Un’altra interpretazione, legata all’area del Monferrato, è invece più semplice e in alcuni casi viene preparata anche senza cacao.
Queste differenze territoriali spiegano perché attorno al bunet esistano interpretazioni diverse, soprattutto quando si parla di ingredienti e proporzioni. Nella cucina tradizionale piemontese, come spesso accade nei piatti della gastronomia regionale italiana, le ricette sono state tramandate in molte varianti familiari e locali.
Proprio questa pluralità di versioni rende possibile che uno stesso dolce venga interpretato in modi leggermente diversi da ristorante a ristorante. La polemica nata durante 4 Ristoranti sembra quindi riflettere una dinamica abbastanza comune nella cultura gastronomica italiana: il confronto tra tradizione e interpretazioni contemporanee. E, come spesso accade quando si parla di cucina tradizionale, la discussione è destinata a proseguire anche oltre lo schermo.
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