La pericolosa caravella portoghese nel Mediterraneo: la scoperta
Uno studio sulla caravella portoghese nel Mediterraneo ripercorre gli avvistamenti recenti e i rischi per i bagnanti lungo le coste italiane

Negli ultimi giorni una ricerca coordinata dall’Università di Catania ha fatto il punto sulla presenza della caravella portoghese nei mari italiani, ricondotta a una serie di avvistamenti tra Sicilia, Calabria, Sardegna e Malta e a particolari condizioni di vento e circolazione marina. L’organismo, noto per i suoi tentacoli urticanti, richiede attenzione per la sicurezza dei bagnanti.
Cos’è la caravella portoghese e come è arrivata nei nostri mari
La caravella portoghese, conosciuta anche con il nome scientifico Physalia physalis, viene spesso confusa con una medusa, anche se appartiene ai sifonofori. Si tratta di un organismo coloniale formato da unità specializzate, che svolgono funzioni diverse e lavorano come un unico sistema.
La sua parte più riconoscibile è il galleggiante traslucido, simile a una piccola vela, che resta in superficie e permette all’animale di spostarsi grazie a venti e correnti.
Lo studio citato dal ‘Corriere della Sera’ ha preso in esame gli avvistamenti avvenuti tra il 6 febbraio e il 6 marzo 2026 nel Mediterraneo centrale. I ricercatori hanno usato osservazioni di cittadini, contributi di fotografi naturalisti, dati da piattaforme di citizen science, social media e informazioni ricavate da modelli oceanografici che hanno indicato un trasporto naturale dall’Atlantico verso il Mediterraneo, senza confermare un insediamento stabile della specie nei nostri mari.
Il dott. Riccardo Martellucci, dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, ha spiegato: “Dalla fase negativa della North Atlantic Oscillation fino alle anomalie regionali dei venti e della circolazione superficiale, emerge come fenomeni atmosferici e oceanografici possano influenzare direttamente la distribuzione degli organismi marini”.
La ricerca ha collegato la presenza della caravella portoghese anche agli spiaggiamenti di Velella velella, nota come barchetta di San Pietro, considerata un possibile segnale dell’arrivo di altri organismi oceanici trasportati in superficie.
Martellucci ha aggiunto: “Questi organismi diventano veri e propri traccianti naturali dei processi di trasporto superficiale. Alla luce delle evidenze raccolte, si può inoltre ipotizzare che l’intensa attività ciclonica che ha interessato il Mediterraneo occidentale e centrale nel gennaio 2026, incluso il ciclone Harry, abbia temporaneamente rafforzato le condizioni di vento e circolazione superficiale favorevoli al trasporto della caravella portoghese verso le coste italiane”.
Perché la Physalia physalis è pericolosa per i bagnanti
La pericolosità della caravella portoghese dipende soprattutto dai suoi tentacoli urticanti, che possono raggiungere lunghezze notevoli e restare attivi anche quando l’organismo è morto o spiaggiato; il contatto può provocare dolore intenso, irritazioni cutanee e, nei casi più seri, sintomi più estesi.
Il professore Francesco Tiralongo, dell’Università di Catania, ittiologo ed esperto degli ecosistemi marini, ha sottolineato: “La caravella portoghese possiede infatti tentacoli altamente urticanti e conoscere le condizioni che favoriscono il suo arrivo può contribuire a migliorare la prevenzione e l’informazione al pubblico”.
Tiralongo ha ricordato che “l’introduzione di questi organismi, potenzialmente invasivi, può alterare gli equilibri ecologici locali, con conseguenze in gran parte imprevedibili per la biodiversità e talvolta per le attività economiche legate alla pesca e all’acquacoltura e, in taluni casi, persino con effetti negativi sulla salute dell’uomo -si pensi al tossico e potenzialmente letale Pesce Palla Maculato, il Lagocephalus sceleratus”.
La scoperta ha mostrato anche il valore delle osservazioni raccolte fuori dai soli circuiti accademici. La dottoressa Paola Leotta, laureanda magistrale in Biologia marina all’Università Federico II di Napoli, ha spiegato: “Oltre a migliorare la conoscenza della distribuzione della caravella portoghese nel Mediterraneo, lo studio dimostra come la combinazione tra citizen science, osservazioni sul campo e moderne tecnologie oceanografiche possa contribuire a comprendere fenomeni naturali complessi”.
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