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A Casa Leopardi ritrovati affreschi nascosti per oltre un secolo

Presso la Casa di Leopardi a Recanati sono stati ritrovati affreschi nella Sala degli Antichi databili tra fine Cinquecento e inizi del Seicento

Pubblicato:

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

Casa Leopardi ritrovati affreschi

A casa Leopardi, nel cuore di Recanati, una scoperta inattesa ha riportato alla luce un frammento prezioso della storia del palazzo dove nacque Giacomo Leopardi. Sotto strati di intonaco e decorazioni sovrapposte nel tempo sono riaffiorati antichi affreschi rimasti nascosti per oltre un secolo. La scoperta è avvenuta durante lavori di consolidamento e restauro all’interno della Biblioteca di Casa Leopardi, uno dei luoghi più simbolici della cultura italiana.

La scoperta degli affreschi a Casa Leopardi

Giacomo Leopardi nacque a Recanati nel 1798 e proprio nella casa di famiglia trascorse gli anni decisivi della sua formazione. La Biblioteca paterna, voluta dal conte Monaldo Leopardi, fu per lui molto il luogo dello studio e del rapporto intenso con la scrittura. In quelle stanze il giovane Leopardi lesse, tradusse, approfondì autori antichi e moderni, costruendo quella cultura vastissima che lo avrebbe portato a scrivere opere importanti come i Canti, le Operette morali e lo Zibaldone.

Per questo ogni novità che riguarda Casa Leopardi non è soltanto una notizia di storia o di cultura, ma tocca uno dei luoghi più importanti della letteratura italiana. Come racconta il ‘Corriere della Sera’, nel palazzo recanatese sono emersi due cicli decorativi di epoche diverse. La sala che ospita gli affreschi, nota come Sala degli Antichi, è stata restaurata e ora può essere visitata, permettendo ai visitatori di osservare non solo gli ambienti legati alla vita del poeta, ma anche una parte meno conosciuta della casa di Leopardi a Recanati.

Il ciclo pittorico ritrovato è databile tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, ma sotto gli strati più recenti è emerso anche un livello decorativo ancora precedente. La parte più antica presenta motivi che richiamano un tessuto damascato, con un effetto ornamentale raffinato. Il livello successivo, invece, mostra una decorazione più complessa, con finte architetture, nicchie, cariatidi e scene figurate.

Tra gli elementi più suggestivi spicca una rappresentazione della Cacciata dal Paradiso terrestre, affiancata da scene di vita rurale e di caccia. Nella fascia superiore compaiono anche paesaggi, una veduta marina con una nave e il motto biblico “In te confido”, oltre a immagini che rimandano a pellegrinaggi e ambienti naturali riconducibili al paesaggio appenninico.

Le parole della contessa Leopardi e il valore della scoperta

La scoperta è avvenuta durante una campagna avviata prima dell’intervento di consolidamento. Inizialmente si pensava di riportare alla luce una decorazione ottocentesca, già nota agli studiosi e realizzata su fogli di giornale. Con l’avanzare dei lavori, però, sono emersi colori e figure inattesi, nascosti sotto tre strati di intonaco applicati in epoche successive. Il restauro si è rivelato complesso perché, nei secoli, per far aderire nuovi intonaci alle superfici già dipinte si usava picchiettare il muro, danneggiando inevitabilmente le pitture precedenti.

A raccontare l’emozione del ritrovamento è stata anche la contessa Olimpia Leopardi, discendente del poeta, che ha seguito il percorso di recupero insieme agli esperti e alla Soprintendenza. Il ‘Corriere della Sera’ ha riportato le sue parole sull’intenzione iniziale dei lavori che era restituire alla sala le opere perdute a causa delle sovrapposizioni successive. La vera sorpresa, però, è arrivata quando sotto gli strati più recenti sono comparse altre opere.

“Quando, nel 2024, demmo il via ai lavori — ha spiegato la contessa Olimpia Leopardi, discendente del poeta — come da prassi, iniziammo facendo dei saggi sulle pareti; che sotto la pittura più recente ci fosse un semplice decoro ottocentesco lo sapevamo già ed era nostra intenzione, in accordo con la Soprintendenza, riportarlo alla luce per restituire alla sala la dignità che aveva perso con le sovra missioni successive. Quello che invece non potevamo immaginare era di imbatterci in nuovi colori, tanto brillanti quanto inattesi.” La sala era stata rinnovata nel 1841, pochi anni dopo la morte di Giacomo Leopardi, avvenuta nel 1837. Questo dettaglio rende plausibile un’ipotesi affascinante: il poeta potrebbe aver visto quegli affreschi prima che venissero scoperti.