Ristorante non scalda omogeneizzato per neonato: caso in Piemonte
Il caso di un ristorante di Casale Monferrato, in Piemonte, dove non hanno scaldato l'omogeneizzato per un neonato: le versioni di titolare e clienti

In un ristorante di Casale Monferrato, in Piemonte, due genitori hanno chiesto se fosse possibile scaldare l’omogeneizzato per il figlio di sei mesi. La risposta negativa da parte della titolare avrebbe innescato una discussione accesa.
Ristorante non scalda omogeneizzato per neonato: il caso in Piemonte
La titolare del ristorante ha spiegato al ‘Corriere della Sera’ che la vicenda è accaduta all’ora di pranzo, quando una comitiva di dieci persone è entrata nel locale e due di loro hanno chiesto se fosse possibile scaldare una pappa di tacchino e patate in cucina. Al quotidiano la donna ha spiegato che non ha potuto soddisfare la richiesta per due motivi:
“In primo luogo, ci sono le norme HACCP, che vietano espressamente di scaldare cibi esterni non preparati in cucina per evitare contaminazioni – ha dichiarato la titolare – si trattava in effetti di un prodotto su cui non avevo informazioni. Non sapevo dove e quando fosse stato acquistato, né se fosse stato conservato correttamente. Può non sembrare un gran problema ma, nel caso il cibo fosse risultato contaminato, avrei dovuto rispondere di eventuali danni causati al bambino. Poi c’è sicuramente anche la questione etica, cioè di non voler introdurre carne nella mia cucina. Per me è importante, ma certo di fronte all’esigenza di un bambino sarebbe magari anche passata in secondo piano”.
Di fronte al “no”, gli animi all’interno del locale in provincia di Alessandria si sarebbe accesi presto e la titolare, a tal proposito, ha raccontato: “Sono stata insultata e ho invitato quelle persone a uscire dal mio locale, ma hanno continuato a insistere. Il problema si poteva risolvere fornendogli dell’acqua calda, affinché potessero scaldare il pasto al bimbo, ma dopo essere stata definita ‘psicopatica’ e ‘talebana’, il mio solo desiderio era che se ne andassero. Ed è un peccato, perché la questione avrebbe potuto risolversi in altro modo, magari fornendo loro una ciotola di acqua calda, cosa che avrei fatto volentieri se si fossero comportati diversamente”.
La versione dei clienti
Sempre sul ‘Corriere della Sera’ è stata riportata la versione dei fatti fornita dal padre del bambino: “Le cose non sono andate nel modo in cui racconta la titolare, Ci hanno negato categoricamente dell’acqua calda per scaldare l’omogeneizzato. Sono stato io a pormi il problema che la pappa fosse a base di carne, così ho chiesto con modi gentili di poterlo riscaldare io a bagnomaria, come si fa normalmente con questi prodotti industriali”.
E ancora sulla vicenda andata in scena in Piemonte: “Ho chiesto di parlare con la proprietaria e, da quel momento, la situazione è precipitata. La titolare è uscita dalla cucina urlando, una reazione che non siamo riusciti a comprendere. Tra l’altro, al tavolo c’erano quattro bambini ai cinque anni. Non è stata una bella scena né per noi né per loro. E il fatto che altri due tavoli abbiano deciso di alzarsi per solidarietà con noi penso dica molto di come siano andate le cose. Di fronte a quel tipo di risposte, siamo stati noi a decidere di voler andar via”.
“È vero che da parte nostra poteva esserci il pensiero di portare uno scaldavivande – ha poi aggiunto la madre del bambino – ma sono dimenticanze che possono capitare a chiunque. Viviamo all’estero, frequentiamo l’Italia da decenni e non ci era mai capitato di trovarci di fronte a un comportamento simile, i bambini sono sempre i benvenuti ovunque”.
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