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Risolti i misteri dei papiri di Ercolano: la nuova scoperta

Risolti i misteri dei papiri di Ercolano con una nuova scoperta che grazie alla tecnologia fa leggere testi antichi rimasti sepolti per secoli

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Valentina Alfarano

Valentina Alfarano

Editor & Coach Letterario

Lavorare con le storie è la mia missione! Specializzata in storytelling di viaggi, lavoro come editor di narrativa e coach di scrittura creativa.

Papiri di Ercolano leggibili

Grazie alle scansioni digitali e alla ricostruzione al computer, dai papiri di Ercolano sono emerse nuove informazioni su un rotolo carbonizzato che per secoli era rimasto illeggibile, il PHerc. 1667, ora al centro di una scoperta importante per lo studio della biblioteca antica sepolta dal Vesuvio.

Che cosa è stato scoperto nei papiri di Ercolano

La svolta ha riguardato uno dei rotoli carbonizzati ritrovati nel Settecento durante gli scavi borbonici di Ercolano e oggi conservati, in gran parte, alla Biblioteca nazionale di Napoli.

Il gruppo della Vesuvius Challenge ha presentato nuovi risultati ottenuti attraverso scansioni a raggi X ad altissima risoluzione, elaborate con strumenti digitali e sistemi di intelligenza artificiale. In questo modo il papiro PHerc. 1667 è stato srotolato virtualmente e letto senza subire ulteriori danni.

Secondo gli studiosi, il testo avrebbe restituito un trattato filosofico sconosciuto, legato all’etica, al comportamento umano e al ruolo della ragione nelle azioni. L’ipotesi più forte ha avvicinato l’opera al pensiero stoico e ha fatto emergere anche il nome di Crisippo, filosofo vissuto tra la fine del III e l’inizio del II secolo avanti Cristo, tra le figure più influenti della scuola stoica.

La scoperta ha assunto un peso particolare perché pochissime opere di Crisippo sono arrivate fino a noi. La possibilità che il papiro conservi una sua opera, o comunque un testo vicino al primo stoicismo, aprirebbe una finestra preziosa su una parte della filosofia antica conosciuta spesso attraverso citazioni e testimonianze indirette.

Come si legge su ‘La Repubblica’, Federica Nicolardi ha indicato il reperto come “uno dei rotoli più antichi della collezione”, alla luce della scrittura e dei riferimenti interni.

Il testo recuperato avrebbe restituito circa un metro e mezzo di contenuto continuo, con colonne di scrittura greca che prima risultavano impraticabili. Il punto non è stato soltanto tecnologico, perché la lettura ha permesso di seguire un ragionamento filosofico articolato, non una semplice sequenza di lettere isolate. Per questo Nicolardi ha parlato del “ritorno di una voce filosofica”, sottolineando il valore culturale del risultato oltre l’aspetto tecnico.

Accanto al papiro 1667 è emersa un’altra novità importante. Nel papiro 139 è stato individuato un nuovo titolo collegato a un’opera di Filodemo di Gadara, Sugli dei, che risulterebbe articolata in almeno otto libri; un dettaglio che ha permesso agli studiosi di immaginare una struttura più ampia dell’opera e di ricollocarla meglio nel dibattito filosofico e teologico dell’antica Roma.

Perché la nuova lettura dei rotoli cambia lo studio dell’antichità

Il caso dei papiri carbonizzati di Ercolano è sempre stato complesso. L’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo li ha conservati e, allo stesso tempo, li ha resi fragilissimi.

A occhio nudo molti sembrano frammenti neri e compatti, simili a piccoli pezzi di legno bruciati; aprirli con metodi tradizionali ha significato spesso rischiare di distruggerli, come è accaduto in passato con alcuni tentativi di srotolamento fisico.

La nuova lettura è diventata un caso perché ha cambiato il modo di guardare a questi reperti. Grazie alla combinazione tra microtomografia e intelligenza artificiale, gli studiosi hanno potuto individuare gli strati interni del papiro di Ercolano, separarli virtualmente e rendere visibili tracce di inchiostro che il supporto carbonizzato nascondeva. Il rotolo, quindi, è rimasto intatto, mentre il testo è tornato leggibile dopo quasi duemila anni.

Restano centinaia di rotoli da studiare e la biblioteca sepolta di Ercolano, dopo secoli di silenzio, ha iniziato a parlare con una chiarezza mai raggiunta prima.