Questo sito contribuisce all’audience di

Virgilio InItalia

Quali sono le Dolomiti più belle secondo Reinhold Messner

Reinhold Messner ha ricevuto la tessera di socio dal Cai Livinallongo-Colle Santa Lucia e ha confessato quali sono per lui le Dolomiti più belle

Pubblicato:

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

Dolomiti Messner

Reinhold Messner è uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi ma anche un ambasciatore della montagna intesa come luogo di esperienza, cultura e responsabilità. Primo uomo a salire gli Ottomila senza ossigeno, esploratore e scrittore, Reinhold Messner ha costruito una carriera che va ben oltre l’impresa sportiva. Recentemente ha ricevuto un riconoscimento speciale da un CAI del bellunese e ha svelato quali sono, per lui, le Dolomiti più belle. Un giudizio che non nasce da una classifica estetica, ma da una combinazione di storia personale, di radici familiari, esperienze alpinistiche e riflessioni maturate in decenni di frequentazione delle montagne.

Il riconoscimento del Cai bellunese a Reinhold Messner

Tra tutte, le Dolomiti bellunesi occupano un posto speciale per Reinhold Messner. Questo legame è stato riconosciuto ufficialmente dal Cai, Club Alpino Italiano. In particolare, la sezione del Cai Livinallongo-Colle Santa Lucia, una delle più piccole del Veneto, ha conferito a Messner la tessera di socio onorario, un gesto dal forte valore simbolico. L’incontro tra Messner e il Cai bellunese è avvenuto nei pressi di Sesto Pusteria, dove l’alpinista ha aperto le porte della sua dimora-museo sul Monte Elmo.

Questo è un luogo da lui pensato come spazio di riflessione su sostenibilità, cultura e consapevolezza naturalistica. Il ‘Gazzettino’ ha raccontato la consegna di questo riconoscimento e riportato le parole di Matteo Righetto, presidente della sezione CAI e scrittore: “È per noi motivo di grande gioia avere nel nostro gruppo il re degli Ottomila con cui condividiamo un messaggio più urgente che mai: le montagne devono rimanere selvagge. Proprio come noi”.

Le radici di Messner affondano proprio in quelle valli bellunesi. Il nonno materno, Franz Troi, era originario di Colle Santa Lucia. Emigrato negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento, tornò poi in Italia trovando lavoro in Val di Funes, dove sposò Anna. Dalla loro famiglia nacque Maria, madre di Reinhold, che nel 1944 diede alla luce colui che sarebbe diventato il “re degli Ottomila”.

Reinhold Messner è da sempre molto più di un alpinista: è una delle voci più autorevoli nella difesa della montagna come ambiente naturale, culturale e umano. Da anni Messner si batte per la tutela di questi territori, denunciando la loro trasformazione in scenari da consumo turistico. Così è successo nell’agosto 2025, quando Messner ha lanciato un appello sui problemi della montagna in Trentino-Alto Adige, indicando traffico, turismo di massa e gestione della fauna come nodi centrali da risolvere.

Non è la prima volta che Messner interviene con toni duri. Nel 2023 aveva espresso un netto dissenso contro la proiezione di uno squalo sulla Torre Grande di Cortina d’Ampezzo. L’immagine, realizzata con un laser come iniziativa pubblicitaria, aveva scatenato polemiche. Messner era tra i più critici dato che per lui si trattava di un uso improprio e irrispettoso della montagna.

Pelmo e Civetta: le Dolomiti più belle secondo Messner

Secondo quanto riportato da ‘Il Gazzettino’, per Messner non ci sono dubbi: Pelmo e Civetta rappresentano l’essenza più pura delle Dolomiti. Non solo per la loro imponenza, ma per ciò che evocano. “Per me è un grande orgoglio – ha dichiarato l’alpinista – perché in quella valle ho le origini materne e perché lì, di fronte al Pelmo e al Civetta, mi sono innamorato delle Dolomiti bellunesi, la parte più bella di questo gruppo montuoso”.

Per Messner, le Dolomiti bellunesi, che a breve ospiteranno alcune gare delle Olimpiadi invernali 2026, non sono semplicemente “belle”, sono un luogo dell’anima. L’alpinista ha così raccontato le sue emozioni nell’esplorare la montagna: “Ogni ascesa è indimenticabile –riporta sempre il ‘Gazzettino’ – ma quando mi ritrovavo ai piedi di grandi pareti, prima ancora di scalarle, tracciavo nella mente una linea immaginaria. È lo stesso sguardo di un pittore davanti a una tela bianca.”