A Pompei due turiste comprano astici al ristorante e li liberano
A Pompei turiste comprano astici al ristorante e li liberano in mare: il gesto divide l'opinione pubblica tra applausi polemiche e dubbi degli esperti

Due turiste straniere in vacanza a Pompei hanno compiuto un gesto che sta dividendo l’opinione pubblica; hanno comprato tutti gli astici presenti nell’acquario di un ristorante per poi liberarli in mare.
Perché le turiste hanno liberato gli astici a Pompei
La vicenda si è svolta in un ristorante di Pompei, dove due turiste americane, madre e figlia, si erano fermate per mangiare e durante il pranzo hanno notato gli astici vivi custoditi nell’acquario del locale e hanno deciso di acquistarli tutti, sottraendoli al destino di finire in cucina.
Come riportato su ‘La Repubblica, dopo aver completato l’acquisto, le due donne si sono organizzate per raggiungere la costa di Castellammare di Stabia e, con l’aiuto di un taxi, hanno trasportato i crostacei fino alla spiaggia, dove li hanno rilasciati uno alla volta in mare, documentando l’intera scena con il cellulare.
Il gesto è stato raccontato come una sorta di “salvataggio”, compiuto con l’intento di offrire agli animali una possibilità diversa rispetto alla cucina e durante il filmato le protagoniste hanno spiegato il senso della loro scelta: “Vogliamo portare a casa negli Usa il ricordo di questo avvenimento. È stato bello, siamo felici. Abbiamo regalato loro una ultima possibilità”.
Le polemiche sul rilascio degli astici in mare
L’episodio è diventato virale e ha rapidamente acceso un confronto tra opinione pubblica e comunità scientifica. Da una parte, c’è chi ha visto nelle turiste un esempio di sensibilità verso gli animali; dall’altra, diversi esperti hanno evidenziato criticità legate a un’azione improvvisata.
Il tema principale riguarda la sopravvivenza degli esemplari liberati e l’impatto sull’ecosistema marino: gli astici provenienti da acquari o allevamenti, infatti, potrebbero non essere in grado di adattarsi a un ambiente naturale complesso e competitivo.
Nella sua intervista su ‘La Repubblica’, il ricercatore Fabio Crocetta della Stazione Zoologica Anton Dohrn ha sottolineato che “Quello di queste ore è un gesto che, seppure evidentemente dettato da buone intenzioni, è sicuramente da considerarsi avventato”.
Secondo l’esperto, interventi di questo tipo richiedono valutazioni scientifiche precise. Lo stesso Crocetta ha spiegato che “ogni reimmissione in natura deve legarsi a studi preliminari, in primis la caratterizzazione molecolare del pool genico degli esemplari da introdurre. Non sappiamo nulla del corredo genetico degli astici rilasciati a Castellammare di Stabia.
E ha proseguito: “Ecco, prelevare esemplari in maniera casuale e buttarli in mare da una spiaggia non è da considerare un modo efficace per contribuire al ripopolamento della specie. Direi, anzi, che può invece produrre più problemi che benefici”.
Un ulteriore elemento riguarderebbe la possibile presenza di specie non autoctone, dato che nei ristoranti possono essere serviti astici di diversa provenienza, inclusi quelli nordamericani; dunque, in caso di rilascio, si rischierebbe l’introduzione di organismi alieni all’ecosistema locale.
Il dibattito si è esteso anche al tema del benessere animale, oggi sempre più al centro dell’attenzione normativa e culturale. Crocetta ha ricordato che “Negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante e si presta sempre più attenzione ad evitare che qualsiasi tipo di animale possa essere soggetto a sofferenze inutili, pur se destinato ad essere consumato”.
Per proseguire: “In questo senso, è utile che astici ed aragoste vengano spesso refrigerati al fine di essere anestetizzati, e poi finiti tramite tecniche che ne causino la morte immediata, evitando ad esempio l’immersione diretta di esemplari vitali in acqua bollente, una pratica adottata spesso in passato”.
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