Il pane carasau entra nel dizionario Zingarelli
L’edizione 2017 del dizionario Zingarelli – nell’anno del suo centenario – accoglie tra i nuovi arrivati il pane carasau, il tipico pane sardo croccante
È uno tra i pani più tipici e famosi d’Italia, il pane carasau. E, oggi, ha ottenuto un nuovo e prestigioso riconoscimento: è infatti entrato nel celebre dizionario Zingarelli. “Tipo di pane sardo a forma di disco molto sottile e croccante, adatto a essere conservato a lungo”, si legge alla sua voce. Originario della Barbagia – vasta regione della Sardegna centrale, ai fianchi del massiccio del Gennargentu – viene chiamato anche “carta musica” per quella croccantezza che fa sì che, masticarlo, faccia rumore. Il suo nome, carasau, arriva dal sardo “carasare”, “tostare”: ed è proprio durante la tostatura, che il pane viene rimesso in forno per la cottura finale fino a diventare così croccante. Il fatto che sia entrato a far parte del dizionario Zingarelli, è un prestigioso riconoscimento per il pane carasau che – nel vocabolario – ci è entrato col nome con cui viene definito in “sa limba”, la lingua sarda. E ci è entrato nell’anno in cui lo Zingarelli festeggia il suo centenario. A presentare il nuovo ingresso – durante il tour di lancio della nuova edizione – sono stati il linguista e critico letterario dell’Università di Cagliari Massimo Arcangeli e la sociolinguista e traduttrice letteraria all’Università di Firenze Vera Gheno. Location della presentazione, il Liceo Dettori di Cagliari.
Tuttavia, quella del pane carasau non è la prima volta che un termine in lingua sarda entra nelle pagine di un vocabolario. In passato era stata la volta dei malloreddus (anche detti “gnocchetti sardi”), la pasta tipica a forma di conchigliette, realizzata con acqua e farina di semola. E non è neppure raro che un vocabolario accolga un termine gastronomico. Basti pensare al panettone, e a tutti quei prodotti tipici estremamente popolari per la loro diffusione nazionale. Del resto, i termini della lingua italiana sono così numerosi! Pare che, anche un linguista esperto, su 145.000 parole contenute in un vocabolario, in genere abbia una conoscenza non superiore alle 120.000. Inoltre, i dizionari non sono più dei semplici libroni da consultare quando non si conosce il significato di un termine, o quando si vuole essere sicuri di avergli dato la giusta interpretazione: è un vero e proprio manuale ricco di informazioni, di suggerimenti e – nel caso dello Zingarelli – di simboli. La nuova edizione, infatti, contrassegna con un rombo i termini fondamentali della lingua italiana e con un fiore quelli che si stanno perdendo.
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