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Il mistero dei versi stridenti a Roma è risolto: la scoperta

Il mistero dei versi stridenti uditi a Roma vicino a Piazza Verdi sembra essere risolto: si tratta di un nido di falchi pellegrini con cucciolo

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Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

rumore stridente Roma

Per giorni, in una zona di Roma, residenti e lavoratori si sono interrogati sull’origine di strani rumori acuti e ripetuti. Questi rompevano il silenzio soprattutto nelle prime ore del mattino e durante la notte. Un suono insolito, descritto da molti come metallico o un verso stridente che ha lasciato spazio a diverse ipotesi. Il mistero, che aveva alimentato curiosità e discussioni nel quartiere attorno a piazza Verdi, è stato però risolto. Dietro quei richiami insistenti non si nasconde alcun mistero, ma la presenza di un nido di falchi.

I versi stridenti a Roma e il nido dei falchi sull’ex Poligrafico

Tutto è iniziato con le segnalazioni dei residenti della zona. Riporta il ‘Corriere della Sera’ che diverse persone lamentavano di essere state svegliate da rumori acuti e ripetuti nelle ore più insolite. In un primo momento qualcuno aveva pensato a sistemi sonori installati per allontanare altri volatili. Un’ipotesi ritenuta da molti plausibile dato che in città il problema dei gabbiani e delle cornacchie è spesso al centro del dibattito.

La spiegazione reale, però, si è rivelata molto più affascinante. Sul tetto dell’ex Poligrafico dello Stato, edificio oggi di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, si è stabilita una coppia di falchi pellegrini con un piccolo. La scoperta è avvenuta grazie ad alcuni tecnici che durante dei lavori nel palazzo hanno confermato la presenza di una famiglia di falchi pellegrini sul tetto.

Le loro parole, riprese sempre dal ‘Corriere della Sera’: “Si è stabilita una famiglia di falchi con un cucciolo. Abbiamo contattato l’ente specifico che ci ha detto di non toccarli.” Gli esperti spiegano che il falco pellegrino emette proprio in fase riproduttiva un verso acuto, che viene ripetuto più volte. Si tratta di richiami utilizzati per difendere il nido e comunicare tra adulti.

In un contesto silenzioso come quello delle prime ore del mattino, però, questi suoni possono risultare particolarmente intensi, soprattutto per le persone più sensibili. Il falco pellegrino è considerato un super predatore e uno degli animali più veloci al mondo e in picchiata può superare i 300 chilometri orari. Questa incredibile capacità lo rende un predatore perfetto anche in città, dove trova abbondanza di prede come piccioni e piccoli volatili.

Le regole per la specie protetta e gli altri casi di falchi a Roma

La presenza dei falchi pellegrini sul tetto dell’ex Poligrafico a Roma non rappresenta soltanto una curiosità. Il falco pellegrino è infatti una specie protetta sia dalla legge italiana sulla tutela della fauna selvatica sia dalla Direttiva europea. Questo significa che disturbare, spostare o intervenire sul nido è severamente vietato. Secondo quanto riporta sempre il ‘Corriere’, gli specialisti sottolineano che qualunque intervento ora potrebbe compromettere la sopravvivenza dei piccoli.

Per questo, quando viene individuata una nidificazione, eventuali lavori in prossimità devono essere sospesi fino al completamento dell’intero ciclo e attendere che anche i piccoli falchi spicchino il volo.  La vicenda di piazza Verdi non è un caso isolato. In Italia numerosi esemplari si contano in Sicilia, in Sardegna, nell’Appennino settentrionale e anche in città come Milano e Roma.

Negli ultimi anni la Capitale, in particolare, ha visto crescere in modo significativo la presenza stabile di falchi pellegrini. Uno degli episodi più noti riguarda la sede storica della Regione Lazio in via Cristoforo Colombo, dove sotto un pannello solare fu scoperto un altro nido di falchi. In quell’occasione la nascita di un piccolo falco venne addirittura documentata e condivisa pubblicamente attraverso una campagna social che coinvolse i cittadini nella scelta del nome del rapace.