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La luce artificiale sulla costa mette a rischio il Mar Adriatico

Uno studio europeo segnala il Mar Adriatico tra i mari più esposti alla luce artificiale e all'inquinamento luminoso, con effetti sugli ecosistemi

3 min di lettura

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

Rischi della luce artificiale

Un nuovo studio europeo ha valutato il rischio dell’inquinamento luminoso per gli ecosistemi marini e ha individuato un’area italiana tra le più esposte. La ricerca richiama l’attenzione sugli effetti che le luci di città e porti possono avere sulla vita marina.

Troppa luce artificiale sulla costa adriatica

La luce artificiale notturna non si ferma sulla terraferma, ma può diffondersi verso il mare e penetrare nell’acqua, dove raggiunge organismi e habitat costieri. Per diverse specie, l’alternanza naturale tra giorno e notte contribuisce a regolare attività e spostamenti. Modificare la luce può influire, tra le altre cose, sui comportamenti alimentari e sulle interazioni tra predatori e prede e sugli ecosistemi marini in generale. Come spiega ‘La Repubblica’, la ricerca è significativa anche per il metodo proposto.

Lo studio, pubblicato il 7 ottobre 2026 su Ocean & Coastal Management, è stato condotto nell’ambito del progetto AquaPLAN da ricercatori dell’Università di Plymouth e di altri istituti, tra cui l’Università di Pisa e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Il gruppo ha elaborato un sistema per valutare i rischi legati alla luce artificiale notturna nelle acque europee. La valutazione considera separatamente gli organismi che vivono nella colonna d’acqua e quelli dei fondali.

Per ciascun ambiente, i ricercatori hanno stimato il livello di esposizione e classificato il rischio in quattro categorie: nullo, basso, medio ed elevato. In base a questa analisi, il Mar Adriatico risulta tra i mari europei con il rischio di esposizione più elevato, insieme al Baltico e al Mediterraneo occidentale. La particolare conformazione dei bacini chiusi o circondati da terre, unita alla presenza di coste popolate e infrastrutture, può contribuire a rendere più estesa l’esposizione. Nelle aree oceaniche più aperte, invece, il rischio tende a essere inferiore.

Il tema dell’inquinamento luminoso è già stato affrontato non solo per quanto riguarda i mari ma anche i cieli sopra le città e i paesaggi. Un caso già discusso, ad esempio, è quello del borgo di Manciano dove era stata lanciata una petizione per proteggere il suo cielo stellato da un progetto che avrebbe portato nuove fonti di illuminazione.

Le parole degli studiosi sui rischi per l’Adriatico

Nel raccontare i risultati dello studio, ‘La Repubblica’ ha raccolto anche il commento di Elena Maggi, docente di Ecologia all’Università di Pisa e coordinatrice del progetto AquaPLAN. “Abbiamo ormai prove sostanziali che la luce artificiale notturna può influenzare gli organismi marini e i processi ecologici”, ha osservato la ricercatrice. Le parole della ricercatrice ricordano che la luce artificiale si aggiunge ad altre minacce per il mare, come l’aumento della temperatura dell’acqua, l’inquinamento e la diffusione di specie aliene.

“Una sfida fondamentale è tradurre queste conoscenze in approcci che consentano di identificare dove gli ecosistemi sono maggiormente a rischio”, ha poi aggiunto la dottessa Maggi. La ricercatrice sottolinea così che, oltre a riconoscere il problema, è necessario individuare le aree più esposte per poter intervenire in modo mirato.

Lo studio propone anche alcuni modi per ridurre la luce che arriva in mare. Tra questi ci sono orientare meglio le lampade, abbassarne la luminosità e spegnerle per alcune ore durante la notte. Suggerisce anche di usare luci che penetrano meno nell’acqua e di creare zone buie lungo le coste e intorno alle isole, soprattutto nelle località turistiche più illuminate. L’idea è scegliere e usare le luci con più attenzione, per proteggere gli ambienti marini vicini.