Invasione di specie aliene nell'Adriatico, sono 90 a Trieste
Secondo il progetto Aliena, che monitora l'ecosistema marino, presso il Golfo di Trieste sono state introdotte circa 90 specie aliene: ecco le cause

Non solo granchio blu: nei mari italiani scatta – ancora una volta – l’emergenza, come risulta dalle analisi condotte nel corso del progetto Aliena, volto a monitorare gli ecosistemi marini. Negli ultimi anni, tantissime specie aliene hanno invaso le nostre acque, spesso provocando gravi conseguenze a livello ambientale (con ripercussioni anche sul fronte economico, proprio come accaduto per il granchio blu). Ad oggi, nel mare Adriatico si contano quasi 220 nuove specie non indigene, circa 90 delle quali hanno ormai popolato il Golfo di Trieste. Ma quali sono le principali cause di questa invasione? Sul banco degli imputati c’è il traffico marittimo.
Nel mare Adriatico è invasione di specie aliene
Il progetto Aliena, finanziato dal programma Interreg Italia-Croazia, è stato istituito per monitorare la situazione degli ecosistemi marini e proteggere la loro biodiversità dalle minacce provocate dalle specie non indigene, sia a livello ambientale che socioeconomico. Attivo ormai da alcuni anni, il progetto sta mappando le condizioni di salute dei nostri mari individuando le specie aliene che sono state introdotte di recente. I risultati sono piuttosto sorprendenti: nel mar Mediterraneo si contano circa 1.100 specie non indigene, mentre nel mare Adriatico sono ben 217 e, nelle sole acque del Golfo di Trieste, quasi 90.
Dalle analisi, insomma, emerge una vera e propria emergenza ambientale: queste specie aliene possono rappresentare una grave minaccia per gli ecosistemi marini, come accaduto negli anni passati con il granchio blu. Questo esemplare, giunto dalle acque dell’Oceano Atlantico, ha invaso il mare Adriatico sconvolgendo i delicati equilibri della fauna locale, agendo come predatore e decimando le popolazioni di molluschi. Tutto ciò, oltre all’enorme impatto dal punto di vista dell’ambiente, ha creato gravi danni all’economia locale per gli allevatori e i pescatori. Cosa accadrà dunque con le nuove specie aliene che sono state di recente introdotte nei mari italiani?
Il traffico marittimo e le nuove specie aliene in Italia
Al momento, gli esperti al lavoro con il progetto Aliena non hanno rilasciato la lista delle nuove specie non indigene che sono state registrate nel mare Adriatico. È dunque presto per tirare le somme e cercare di capire quali saranno i problemi da affrontare nello specifico, per salvaguardare la fauna locale. Ma nel frattempo si cercano di individuare le cause di questa invasione: dagli studi condotti nel corso del progetto, si evince come almeno il 50% delle specie aliene sia stato introdotto per via del traffico marittimo, che nel mare Adriatico è particolarmente intenso.
Le grandi navi che solcano i nostri mari, trasportando merci da una parte all’altra del mondo, adottano un particolare sistema impiegato per garantire stabilità, assetto e sicurezza durante la navigazione. Si tratta dell’uso delle acque di zavorra, che vengono imbarcate nel porto di partenza (al momento in cui le navi sono scariche) ed eliminate al momento del carico delle merci. Le acque di zavorra rappresentano una seria minaccia per l’ambiente, visto che permettono la diffusione di organismi marini non indigeni. È proprio così che nel mare Adriatico si è diffuso il granchio blu – come molte altre specie provenienti da tutto il mondo.
Il trattamento delle acque di zavorra diventa così una parte fondamentale per la tutela degli ecosistemi marini: ad oggi, è obbligatorio per le navi effettuare lo scarico in mare aperto, per evitare la proliferazione di quegli organismi che sopravvivono solamente in ambiente costiero, e utilizzare impianti di filtraggio a bordo che sterilizzino l’acqua prima della sua re-immissione nell’ambiente. Sono poi in studio tecnologie più avanzate che consentano un migliore trattamento delle acque di zavorra anche in banchina, per ridurre maggiormente il rischio di nuove invasioni aliene.
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