Caffè verso i 2 euro a tazzina: perché aumenterà il prezzo
Il caffè in Italia arriverà a costare 2 euro a tazzina: la previsione sui prezzi dell'espresso al bar e quali sono le cause che porteranno all'aumento
Una tazzina di caffè potrebbe costare 2 euro in Italia entro la fine del 2025: la previsione arriva da un report del Centro Studi di Unimpresa, in base a fattori come i cambiamenti climatici, l’inflazione e l’aumento dei costi energetici.
Caffè verso i 2 euro a tazzina: le cause dell’aumento dei prezzi
Sono diverse le cause che portano all’aumento dei prezzi del caffè, a partire dal cambiamento climatico che sta riducendo sensibilmente i raccolti dei Paesi chiave: basti pensare alla siccità persistente in Vietnam e alle piogge torrenziali del Brasile.
Il prezzo dei chicchi grezzi, solo nel 2024, è cresciuto dell’80%, mentre i futures sull’Arabica hanno raggiunto livelli record, alimentati anche da fenomeni di tipo speculativo. Ci sono tante aziende, inoltre, che hanno dovuto fare i conti con i dazi di Trump e il loro impatto significativo sulla marginalità, con il conseguente aumento dei prezzi per i consumatori.
In uno scenario del genere, si è aggiunto anche l’incremento dei costi energetici: pagare di più servizi come il gas e l’elettricità ha un peso enorme sulla fase di torrefazione e sulla logistica, quest’ultima colpita anche dalle congestioni di porti strategici come il canale di Suez. E non è da meno l’inflazione che ha inciso in maniera decisiva, gonfiando sia i costi per gli imballaggi che per la manodopera.
Secondo il report del Centro Studi di Unimpresa, tra le cause dell’aumento dei prezzi del caffè ci sono anche le nuove normative dell’Unione Europee contro la deforestazione: una vera e propria tempesta perfetta che dovrebbe portare a quota 2 euro il prezzo di una tazzina di caffè entro la fine del 2025. Dal report è emerso come il costo del caffè in Italia sia salito da 0,87 euro a oltre 1,30 euro negli ultimi anni, raggiungendo anche punte di 1,43 euro in alcune città delle regioni del Nord.
Le conseguenze per i consumatori e le aziende
L’aumento del prezzo del caffè ha effetti sia sui consumatori che sulle aziende. Delle conseguenze di questa situazione ha parlato così Mariagrazia Lupo Albore, direttore generale di Unimpresa:
“La questione non è soltanto economica per i consumatori italiani – si legge sul ‘Corriere della Sera’ – il caffè incide per meno dell’1% sulle spese annuali delle famiglie, ma ha un valore simbolico enorme, è il rito quotidiano che accompagna la socialità, la pausa di lavoro, il saluto tra amici.
Se il suo prezzo diventa proibitivo, il rischio è che venga percepito come un lusso e perda quella dimensione democratica che lo ha reso unico nel mondo. Per i produttori e i distributori la sfida è invece difendere i margini, sempre più compressi dai costi, puntando sui segmenti premium e monoporzionati che offrono redditività fino al 60%.
Mariagrazia Lupo Albore, nel suo intervento, ha spiegato come molti produttori siano già corsi ai ripari, sperimentando delle alternative al caffè tradizionale e valutando ingredienti diversi come i semi di datteri e i ceci: “Diverse aziende stanno sperimentando alternative al caffè tradizionale – ha spiegato il direttore generale di Unimpresa – dai ceci ai semi di dattero, per rispondere alle sfide climatiche e ridurre la dipendenza dai raccolti tropicali”.
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