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Sciacallo dorato avvistato per la prima volta nel Cuneese

Prima volta nel Cuneese per lo sciacallo dorato: l’avvistamento storico racconta l’avanzata naturale di una specie protetta nella fauna italiana

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Valentina Alfarano

Valentina Alfarano

Editor & Coach Letterario

Lavorare con le storie è la mia missione! Specializzata in storytelling di viaggi, lavoro come editor di narrativa e coach di scrittura creativa.

Sciacallo dorato nel Cuneese

Lo sciacallo dorato è stato avvistato per la prima volta nel Cuneese dopo che una fototrappola installata nell’area del Parco fluviale Gesso e Stura ne ha documentato la presenza, confermando l’arrivo di una specie protetta che da anni si sta espandendo in Italia.

Dove è stato avvistato lo sciacallo dorato nel Cuneese

L’animale è stato ripreso in due occasioni diverse nei boschi del Parco fluviale Gesso e Stura, l’area protetta che si sviluppa attorno alla città di Cuneo e che rappresenta un corridoio importante per molte specie selvatiche.

Le immagini della fototrappola, riportate da ‘Rai News’, hanno permesso di identificare con maggiore sicurezza il canide, che per dimensioni e aspetto può essere confuso con una grande volpe o con un giovane lupo.

Si è trattato del primo riscontro ufficiale nella provincia di Cuneo, un evento raro che potrebbe indicare uno degli arrivi più occidentali della specie in Italia, dopo le presenze già documentate in altre zone del Piemonte, in particolare nell’Alessandrino e nel Torinese; la comparsa nel Cuneese ha quindi aggiunto un nuovo tassello alla mappa degli spostamenti dello sciacallo dorato verso il nord-ovest.

La presenza dell’animale in quest’area ha anche un valore naturalistico, perché il Parco fluviale Gesso e Stura conserva ambienti diversi e collegati tra loro, dove boschi e zone umide offrono rifugio alla fauna locale. In territori di questo tipo, i corridoi ecologici possono facilitare gli spostamenti degli esemplari in dispersione, soprattutto dei giovani alla ricerca di nuovi spazi.

Chi dovesse osservare un esemplare è stato invitato a segnalarlo agli enti competenti, in modo da contribuire alla raccolta di dati sulla distribuzione della specie. Il monitoraggio faunistico ha un ruolo centrale, perché permette di capire se si tratti di individui di passaggio oppure di presenze più durature, e aiuta gli studiosi a seguire con precisione l’evoluzione del fenomeno.

Perché lo sciacallo dorato si sta espandendo in Italia

Lo sciacallo dorato, il cui nome scientifico è Canis aureus, è arrivato spontaneamente in Italia a partire dagli anni Ottanta, con le prime presenze documentate nel Friuli Venezia Giulia; da allora la specie ha continuato a muoversi verso nuove aree, prima nel Nord-Est e poi in altre regioni dell’Italia settentrionale, fino alle segnalazioni più recenti in Piemonte.

Secondo gli esperti, questa avanzata è legata alla crescita della popolazione nelle aree di origine e alla capacità della specie di percorrere distanze anche molto estese.

Lo sciacallo dorato è autoctono di diverse zone euroasiatiche, dai Balcani alla Turchia e dall’Europa centrale al Caucaso, e negli ultimi decenni ha ampliato la propria presenza anche in Paesi dove in passato risultava assente o molto raro.

Dal punto di vista fisico, ha dimensioni intermedie tra quelle della volpe e quelle del lupo; in genere pesa tra i dieci e i quindici chili, ha un corpo agile, un muso affusolato e un mantello che può variare dal grigio-bruno al dorato. Il suo aspetto può generare qualche dubbio durante un avvistamento, ma viene descritto come un animale schivo e innocuo per l’uomo.

In Italia è una specie protetta e non può essere cacciato; la tutela è legata anche al ruolo che svolge negli ecosistemi, perché si nutre di piccoli mammiferi, insetti, frutti e carcasse, oltre a utilizzare risorse organiche disponibili nell’ambiente, il che lo rende un predatore  capace di adattarsi a territori differenti senza dipendere da un’unica fonte di cibo.

La sua espansione naturale racconta quindi un cambiamento in corso nella fauna europea, arricchisce il quadro della biodiversità locale e mostra come la mappa naturale del continente continui a trasformarsi, spesso in modo inaspettato.