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I sardi mangiavano ostriche e arselle 3mila anni fa: la scoperta

Grande scoperta grazie agli scavi archeologici andati in scena nel sito di Su Angiu: anche i sardi di 3.000 anni fa mangiavano ostriche e arselle

3 min di lettura

Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Ostriche

Una nuova scoperta riguarda la Sardegna: i suoi abitanti, già 3.000 anni fa ai tempi dei nuraghi, mangiavano le ostriche e le arselle.

In Sardegna si mangiavano ostriche e arselle 3.000 anni fa

Come riportato da ‘L’Unione Sarda’, gli scavi archeologici condotti nella struttura dell’Età del Bronzo di Su Angiu hanno riportato alla luce nuovi elementi che aiutano a comprendere meglio la vita delle comunità che abitavano il sito nuragico.

I resti trovati nei focolari e negli strati archeologici raccontano le abitudini alimentari degli isolani: la loro dieta non si esauriva all’agricoltura e alla pastorizia ma era molto più variegata; accanto alle ossa di animali domestici e selvatici, sono emerse anche tracce di risorse provenienti dall’acqua.

Fino ai giorni nostri è arrivato quello che può essere considerato un menù pietrificato nei secoli, con le valve delle conchiglie mischiate alle ceneri, ai carboni e ai resti di altre attività quotidiane. Le ostriche e i molluschi trovavano spazio sulle tavole dei sardi del tempo, e potevano accompagnare le carni di suino, di bovino e di cervo.

Trovare una conchiglia rimasta nel terreno dei secoli racconta un gesto semplice: qualcuno 3.000 anni fa l’ha raccolta, portata nel villaggio e aperta per poi mangiarla. In generale dagli scavi nel sito archeologico è emersa una disponibilità alimentare molto varia, oltre alla grande capacità di sfruttare al meglio ambienti differenti. La dieta era molto variegata: nei piatti si poteva passare dalla carne di animali allevati e cacciati fino a ostriche, cozze, mitili e arselle.

Gli scavi archeologici di Su Angiu

Gli scavi archeologici andati in scena a Su Angiu hanno trasformato il sito in un libro aperto sulla storia del territorio, raccontando le varie epoche della zona. La presenza di reperti appartenenti a punici e romani, accanto alle classiche e inconfondibili strutture nuragiche, è la testimonianza di quanto la zona fosse inserita nelle dinamiche più ampie che hanno interessato la Sardegna nel corso di secoli e secoli.

Attorno a Su Angiu si sta costruendo un progetto ancora più ampio mirato alla valorizzazione del sito: il nuraghe è uno dei tre grandi siti archeologici che rientrano nel progetto “Treno e nuraghi” promosso da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e dai Comuni di Suelli, Mandas e Suelli. Il progetto, finanziato dal Ministero della Cultura, punta a creare un itinerario in grado di unire l’archeologia e il paesaggio in un viaggio lungo la storica linea ferroviaria del Trenino Verde.

A proposito del progetto, su ‘L’Unione Sarda’ si legge che il percorso mette in relazione Su Angiu a Mandas, Is Paras a Isili e Piscu a Suelli, tre testimonianze molto diverse della civiltà nuragica, accomunate però dalla possibilità di essere raccontate attraverso un’esperienza territoriale unica e suggestiva. Il treno, in questo modo, diventa non soltanto un mezzo per raggiungere i siti, ma anche parte integrante del viaggio nella storia dell’interno della Sardegna. L’idea di base è quella di usare il patrimonio archeologico come motore di un turismo rispettoso del paesaggio, capace al tempo stesso di distribuire nuove opportunità anche nei territori dell’interno.