Quanto prendono di stipendio gli italiani: confronto in Europa
Gli stipendi degli italiani restano sotto la media Ue e nel confronto in Europa emerge oggi una distanza ancora marcata da Francia e Germania

La nuova fotografia dei salari europei mostrano un Paese ancora sotto la media Ue, anche quando gli stipendi vengono corretti in base al costo della vita.
Perché gli stipendi in Italia restano sotto la media europea
Quanto prendono di stipendio gli italiani? Arriva l’aggiornamento della mappa Eurostat sui salari netti annuali corretti per il potere d’acquisto, con dati ripresi anche dal ‘Corriere della Sera’.
L’Italia riulta nella fascia compresa tra 20 mila e 30 mila euro, quindi al di sotto della media dell’Unione europea, indicata a 38.950 euro; un dato rilevante se si tiene conto anche del diverso costo della vita nei vari Paesi.
La posizione italiana resta debole sia per i single sia per le famiglie, con uno o più percettori di reddito. La distanza dagli altri Paesi europei, quindi, sembra essere legata da un lato alla composizione del nucleo familiare, dall’altro riflette un problema che coinvolge il mercato del lavoro e la capacità dell’economia di generare retribuzioni più alte.
La questione nasce ben prima dell’ultima fase di inflazione, con il suo rialzo dei prezzi che, soprattutto dopo la crisi energetica e le tensioni internazionali, ha ridotto il potere d’acquisto di molte famiglie.
Ma debolezza dei salari italiani era già evidente da tempo e i dati Ocse citati dal quotidiano hanno indicato che, tra il 1990 e il 2020, i salari reali in Italia sono diminuiti, mentre in molte altre economie europee hanno continuato a crescere.
Una delle ragioni indicate dagli analisti riguarda la produttività, perché nel lungo periodo gli stipendi riescono a crescere in modo stabile solo quando aumenta anche il valore prodotto dal lavoro.
In Italia questo meccanismo si è inceppato da anni, con una produttività quasi ferma e conseguenze dirette sulle retribuzioni e le imprese hanno faticato a investire in innovazione e competenze, anche per il peso di un sistema produttivo composto in larga parte da aziende di piccole dimensioni.
Come si legge sul ‘Corriere della Sera’, secondo gli esperti i salari bassi sono “la spia di un malessere profondo dell’economia italiana”, dentro il quale rientrano anche la difficoltà di attrarre capitali, la bassa quota di laureati e la scelta di molti giovani qualificati di cercare all’estero prospettive professionali più favorevoli.
Come cambia il confronto con gli stipendi in Europa
Il confronto in Europa ha reso ancora più evidente la distanza tra l’Italia e le economie più forti dell’Unione. Nella classifica Eurostat citata dal ‘Corriere della Sera’, il Lussemburgo ha superato gli 88 mila euro di salario netto annuale corretto per potere d’acquisto; l’Austria ha raggiunto circa 73 mila euro, i Paesi Bassi 67 mila, la Germania 64 mila e la Francia 60 mila.
La differenza con Francia e Germania pesa in modo particolare perché si tratta di Paesi spesso usati come riferimento per valutare la posizione italiana nel contesto europeo.
Anche dopo la correzione per il costo della vita, il lavoratore italiano medio dispone di un reddito inferiore rispetto ai colleghi delle principali economie continentali.
Il divario è emerso anche osservando l’evoluzione del Pil pro capite a parità di potere d’acquisto. Nel 2004 l’Italia si trovava sopra la media europea, mentre oggi la situazione risulta ribaltata, con il dato che segnala una perdita progressiva di posizione, maturata nel tempo e legata a una crescita economica più debole rispetto a quella registrata in altri Stati dell’Unione.
Accanto ai salari medi, infatti, pesa anche il tema della qualità del lavoro e di conseguenza la presenza di un’area di occupazione fragile, fatta di contratti discontinui, stagionalità e redditi bassi. Secondo le stime Inps richiamate nel dibattito pubblico, milioni di lavoratori restano esposti a precarietà e retribuzioni insufficienti.
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