Sorpresa al Parco archeologico di Ercolano, la nuova scoperta
Nuove scoperte al Parco archeologico di Ercolano rivelano decorazioni e dati inediti nella Villa Sora di Torre del Greco emersi dagli ultimi scavi
Il Parco archeologico di Ercolano continua a restituire tasselli inattesi della storia vesuviana: nuovi indizi materiali e figurativi riemergono dal silenzio, suggerendo storie interrotte e nuove prospettive sul paesaggio vesuviano, senza anticipare interpretazioni definitive.
Cosa è stato scoperto a Villa Sora nel Parco archeologico di Ercolano
Nel corso delle indagini condotte nell’area di Villa Sora, nel territorio di Torre del Greco è emerso un vano di dimensioni ridotte, ma capace di restituire un quadro decorativo di notevole impatto.
I materiali rinvenuti all’interno dei livelli di crollo hanno permesso di riconoscere porzioni significative degli apparati pittorici, appartenenti sia alle superfici murarie sia alla copertura, sufficienti a delineare l’impostazione estetica complessiva dell’ambiente.
La qualità esecutiva e la ricchezza iconografica suggeriscono uno spazio concepito con particolare attenzione, in linea con il prestigio dell’intero complesso residenziale.
Le pareti erano organizzate secondo una scansione cromatica dominata da tonalità scure, intervallate da campi in rosso cinabro, entro i quali si inserivano motivi figurativi accuratamente distribuiti.
Tra questi sono stati riconosciuti volatili acquatici, identificabili come aironi, disposti attorno a un elemento centrale dorato, probabilmente un candelabro, secondo un equilibrio compositivo che rimanda a modelli decorativi di alto livello.
La decorazione della copertura si distingueva per una resa più luminosa e articolata. Su un fondo chiaro prendevano forma elementi ornamentali complessi, come ghirlande e fregi, accompagnati da soggetti mitologici. In questo repertorio figurativo spiccano la presenza di grifi e di un centauro raffigurato in movimento, indice di una pittura dinamica e tecnicamente raffinata.
Ulteriori informazioni sono emerse dall’analisi del contesto di rinvenimento. All’interno dello stesso ambiente sono stati individuati tre contenitori in piombo decorati, attribuibili a una medesima produzione artigianale, insieme a diversi elementi architettonici in marmo bianco di pregio.
Tra questi, un capitello conservato in ottime condizioni e altri frammenti lavorati esclusivamente a scalpello indicano una selezione accurata dei materiali.
La concentrazione di tali elementi ha suggerito che lo spazio fosse destinato alla conservazione temporanea di componenti architettoniche, probabilmente in vista di interventi edilizi in corso.
Le analisi stratigrafiche hanno consentito di ricostruire le fasi della distruzione, mostrando come le colate piroclastiche abbiano causato il crollo delle coperture e il successivo cedimento delle strutture murarie, offrendo una testimonianza diretta della violenza dell’eruzione del 79 d.C.
Come riportato sul sito ufficiale del Parco Archeologico di Ercolano, Massimo Osanna (direttore generale Musei) ha dichiarato: “Le nuove evidenze consentono non solo di acquisire dati inediti, ma di restituire aspetti concreti della vita quotidiana di una grande villa marittima, improvvisamente interrotta dall’eruzione del 79 d.C. Questo avanzamento della conoscenza offre basi più solide per rafforzare i percorsi di valorizzazione del sito e per rendere più consapevole e articolato il suo racconto al pubblico”.
Cosa raccontano oggi le ricerche archeologiche a Villa Sora
Le attività di ricerca si collocano all’interno di un programma di rilancio della ricerca archeologica promosso a livello nazionale e il ritorno delle indagini a Villa Sora è maturato dopo un lungo intervallo dalle precedenti esplorazioni sistematiche.
L’avvio delle nuove ricerche, nel novembre 2025, ha segnato una ripresa metodica dello studio di una delle ville marittime più significative del Golfo di Napoli, ancora in larga parte da indagare. L’intervento ha consentito di aggiornare il quadro conoscitivo del complesso, intercettando contesti finora inesplorati e ridefinendo le fasi di utilizzo della residenza.
L’intervento ha avuto come obiettivo principale quello di riconsiderare la struttura della villa alla luce di dati aggiornati grazie all’esplorazione di aree mai analizzate in precedenza, che ha consentito di individuare spazi e funzioni finora non documentati.
La campagna avviata dalla Direzione generale Musei ha puntato su una progettazione continuativa degli scavi nel Parco Archeologico di Ercolano, sostenuta da risorse dedicate che hanno consentito di dare continuità agli interventi e di ampliare il raggio delle indagini.
Come riportato su La Repubblica, Osanna ha dichiarato: “I risultati dello scavo di Villa Sora confermano l’importanza della ricerca archeologica come strumento essenziale di conoscenza”.
Fondata intorno alla metà del I secolo a.C. e modificata più volte nel corso dei decenni, Villa Sora occupava un tratto significativo della linea costiera, sviluppandosi su terrazze affacciate sul mare. L’ampiezza stimata del complesso, che si estendeva per circa 150 metri, restituisce l’immagine di una dimora di alto livello, oggi al centro di un percorso di studio che continua a ridefinirne il ruolo nel panorama delle ville marittime del Golfo di Napoli.
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