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La migliore pizza al mondo non è italiana: cos'è la London Pizza

La CNN ha pubblicato un articolo dove afferma che la miglior pizza al mondo non è quella italiana ma la "London Pizza", ovvero quella londinese

Pubblicato:

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

La migliore pizza al mondo non è italiana

La pizza è uno dei simboli assoluti dell’Italia nel mondo. Da Napoli, dove è nata la tradizione più celebre, fino alle infinite reinterpretazioni regionali, la pizza rappresenta un po’ un’icona per il nostro paese. Proprio per questo ogni giudizio internazionale che prova a stabilire quale sia la pizza migliore del mondo finisce inevitabilmente per accendere discussioni e polemiche. Nelle ultime ore a far discutere è stato un articolo pubblicato dalla CNN che ha sorpreso molti. Il network americano ha infatti acceso i riflettori su una nuova tendenza che starebbe conquistando il panorama internazionale, ovvero la “London Pizza”.

Un articolo della CNN decreta la miglior pizza al mondo

La CNN non è nuova a contenuti dedicati all’Italia che spesso poi fanno discutere. Negli ultimi anni la rete americana ha, infatti, pubblicato numerosi approfondimenti sulle destinazioni turistiche italiane, sulle tradizioni del nostro Paese e sui piatti tipici. Proprio per questo i suoi articoli vengono spesso ripresi e commentati anche dai media italiani, specialmente quando propongono classifiche o valutazioni destinate a suscitare dibattito. Ad esempio, ha fatto molto parlare tempo fa un pezzo che collegava la Puglia alla mafia.

L’ultimo articolo pubblicato dalla CNN sul nostro paese, però, si intitola “London pizza is now a thing — and some say it’s the best in the world”, tradotto: “La pizza londinese è ormai una realtà e alcuni sostengono che sia la migliore al mondo”. Il pezzo, ripreso anche da ‘La Repubblica’, ha riportato al centro il dibattito sulla migliore pizza. Questa volta il fulcro della discussione è il racconto di un fenomeno nato a Londra. Secondo quanto riportato dalla testata americana, la capitale britannica starebbe vivendo una vera rivoluzione nel mondo della pizza, tanto da essere considerata come il nuovo punto di riferimento mondiale.

A sostenere questa tesi sono i food influencer britannici Del Guercio e Delany, citati nell’articolo della CNN, che non hanno avuto dubbi nel decretare la superiorità della pizza londinese rispetto a tutte le altre. Il dibattito nasce anche dal fatto che la pizza londinese non si presenta come semplice imitazione della napoletana. Al contrario, la CNN la descrive come una nuova categoria a sé, che meriterebbe di essere riconosciuta accanto agli stili classici già consolidati come la napoletana, la romana o la newyorchese.

Cos’è la London Pizza e come viene preparata

Ma cosa rende davvero diversa questa pizza londinese? Secondo la descrizione proposta dalla CNN, la London Pizza mescola elementi provenienti da tradizioni diverse. Da una parte prende ingredienti di altissima qualità tipici della pizza napoletana, come pomodori selezionati, mozzarella premium e farine curate. Dall’altra richiama la struttura più ampia e sottile della pizza newyorkese. A questo si aggiungono la crosticina più marcata e la cottura prolungata ispirata agli stili di New Haven e alla tradizione romana.

Il risultato è una pizza che non segue regole rigide. Un altro elemento distintivo è l’approccio creativo alle farciture. La London Pizza si caratterizza infatti per l’apertura alle contaminazioni e alle combinazioni che riflettono anche il carattere multiculturale della capitale britannica. Ad esempio, spiega la CNN, la nuova tendenza è quella che lega pizza e pub londinesi.

Negli ultimi anni numerosi locali storici della città hanno iniziato a collaborare con pizzerie artigianali, trasformando la pizza in un elemento del loro menù. Come spesso accade, comunque, gli articoli della CNN dedicati all’Italia o al nostro cibo finiscono per dividere tra chi li considera provocazioni giornalistiche studiate per fare notizia e chi invece li legge come segnali reali dei cambiamenti.